sabato 23 maggio 2009


Padme Eméraude








Coscienza cosmica



“Tutto ciò che accade tu lo scrivi” disse





“Tutto ciò che io scrivo, accade” fu la risposta
Michael Ende












arcobaleno




Nessuno arriva tanto in alto
come colui che non conosce la propria meta.
Fantasia? Metafora? Chi lo sa? Forse la tua, osservata sperimentata, verificata, è la realtà?
Chi lo sa.





Dimensione stellare è profezia o ricordo? Ambedue finalmente congiunte e coese nell’oggi. Siamo il Tutto, siamo nel Tutto. La separazione è illusione, maya.
Stella: senti, ri-sveglia, attiva, ricorda, nomina, descrivi, spiega che sei, le tue potenzialità.
Ciò che sta sopito in fondo a te. Sentire e sapere che noi abbiamo proiettato fuori e fissato nel cielo un pensiero-emozione, un pronunciamento di ciò che siamo. In me, in te è la Fonte, la radice del filamento, la fucina dei codici ritrovati nella loro interezza. Risalita alla fonte, viaggio cosmico.
Planare tra stelle e geni.

Questa è la capacità profonda della cura che già le antiche civiltà avevano tracciato.
È possibile. È sempre stata nostra. Non c’è distanza né spaziale, né temporale tra noi e le stelle, né tra noi e i popoli dell’età dell’oro.





Arcobaleno, il portale. Il portale per essere creatori.





La poesia, la narrativa, la fantasia e la libertà creativa al servizio della Coscienza Creante.
L’invito è uscire alla vita, abbandonare il laboratorio virtuale - cioè la mente - e mettersi a nudo, faccia a faccia con la natura, con ciò che l’esistenza è, così come è.





Vedremo allora in che modo interferenze infinitesimali possono mutare il corso degli eventi, capiremo con ovvia evidenza che “in circostanze naturali un corso di eventi che si conformi in tutto e per tutto a leggi specifiche rappresenta quasi un’eccezione” (Jung: prefazione ai Ching).
Farsi condurre dal sentire, dall’intuizione. Privilegiare l’individualità sull’oggettività, è il rovesciamento dell’ovvio, del consolidato, del rassicurante.

Risalire i “riflessi” dell’Arcobaleno e cogliere la sorgente della luce.
È l’istante in cui l’emozione-pensiero-intento, il gesto espansivo si fanno realtà.
Entrare nella Maison de Cristal .





Posare il piccolo e lineare pensiero e vederlo aprirsi a mille possibilità sulle linee vettoriali di infiniti spazi-tempi, mille possibilità aperte alla scelta.
Aprire la visione oltre il pensiero lineare, oltre la causa-effetto, lanciarsi nel pensiero-emozione quantico, tanti universi.
Fare del Sogno la quotidianità.









stella parlante





Fai diventare realtà quello che ti sembra favola.
Senti e chiama verità ciò che inventi perché, ciò che credi invenzione della tua fantasia, altro non è che intuizione profonda.




Sentire oltre il sentire.
Sentire oltre il pensare.
Vedere oltre il guardare.
Conoscere oltre il sapere.




Leggere, dire, interpretare il mondo già fatto nuovo.




Dillo e lo crei.




Agisci dal mondo nuovo, ed esso ti è davanti.




Mentre lo senti e lo affermi lo crei. Lo crei, perché lo senti, l’affermi e l’agisci.
Dì, con autorità, e ogni messaggio è vero.
Dissipa il dubbio, ossia, vedi luce nelle tenebre.
Chiama tenebre le tenebre e riconosci, apprezza e ringrazia.




Chiama gioia ciò che senti, sempre.




Lascialo scorrere e chiamalo Vita. Ecco, si schiude l’essenza.



Trasforma. Pèrmuta le parole, le emozioni, i pensieri, la visione di te stesso e del mondo.




Nell’unione hai accolto la separazione e tutto fluisce.















le parole chiavi da ri-condurre dentro me per risvegliare la mia coscienza cristica




Stella, Tutto sta dentro di me. Sono stella e, ogni volta che guardo il cielo per osservare e ammirare una stella, le stelle, è dentro me che vado.
So che, osservandola, vedo le mie esistenze parallele e, nella connessione che compio qui, semplicemente nel mio cuore, permetto loro di riversarsi nel mio qui e ora.
Mille e mille esistenze unificate nell’abbraccio tra la nostra dimensione stellare, nata stella, che dai suoi orizzonti amplifica e illumina questa vita. Il mio quotidiano è da sempre riempito ed irrorato da sì tanta luce e potenza.




La luce della stella che vediamo è da noi emanata ogni attimo.




Noi, proprio noi che siamo qui, siamo Le Stelle.




Non c’è la storia, non c’è il tempo. C’è il viaggio e, ad ogni tappa, emaniamo onde e onde di energia, ciò che siamo diventati, luce, e fissiamo le coordinate, gli indizi che ci possono essere di riferimento lungo il cammino. Ora questa è la tappa, ora sappiamo qual è la vera stella, lassù c’è solo il suo riflesso.
La nostalgia, lo struggimento, da sempre sono il richiamo, il suono che il Cuore della nostra Anima ci invia per farci tornare a casa. All’essere coscienti che: “è il momento di rivolgerci alla Stella in noi”.
Dal centro che siamo, siamo partiti e per sapere chi siamo abbiamo creato un giardino, Gaia. Abbiamo dilatato il pensiero, il tempo e lo spazio così che, mentre per attraversare tutto di noi stessi, quaggiù, al centro della Terra, basta fare un giro di valzer, un respiro, l’attimo di una nota, anzi infinitesimamente di meno, quassù, sulla superficie, tra mari e cieli, prati e città, ci incamminiamo, rincorriamo, ci perdiamo e ritroviamo, ci dimentichiamo e riconosciamo.




Ora sentiamo, ora sappiamo, tutto ri-condurre in noi.




L’oggi, il passato, il domani, cosa sono nel tempo della Stella? Cosa siamo oltre questa dimensione in cui il tempo scandisce il nostro fluire e che tanto amiamo perché, perché sai, Amore, ho sospeso la mia incommensurabile libertà stellare per dirti che: “Ti amo”.
Essere Stella significa essere “essere di luce” tanto quanto “essere materia”. Significa sentire-sapere di essere l’Unità dell’universo.
Sentirlo e essere coscienti di voler attivare la forze e l’energia che tale identità di sé conduce. Significa essere pienamente Terra, storia non lineare ma istante sempre nuovo di Amore: materia e intelligenza stellare fatta carne. Essere radianti.




Viene il momento in cui si passa dalla metafora alla realtà.




Per un attimo questo segno, immagine, fantasia, questa persona, io stessa come segno, il sogno, non è metafora è la realtà. È l’attimo in cui io entro con tutta me stessa, così come sono, ovvero persona umana con corpo e anima, nel sentire che questo segno, questa metafora, l’evento, non è un qualcosa che riconduce un significato, che mi conduce a qualcos’altro, ma questo segno o questo sogno, quest’evento, questa metafora, io stessa, “è”, ciò che conduce.
In quest’attimo non si volta il segno per vedere dietro, oltre il segno. È nel segno il tutto. È movimento, conquista di uno spazio.




Si passa dal significato alla funzione.




È in me, nella persona, nell’evento il Tutto. Il contenuto e il come renderlo presente.
Quante volte l’ho voltato il segno, e sono stata un personaggio. Veli e veli sovrapposti, scostati, ricomposti. Immagini di me parziali, distorte o confuse per non decidermi ad essere segno-funzione. Simbolo vivo che agisce. Ora non è più necessario darmi nomi e maschere, identità alternative. Ora, svelata, senza più lo scarto tra il segno che incarno nel mio corpo e la mia psiche.
“Sono” ciò che il segno o il sogno è e vuole dire. Lo sono in questo corpo. Nel mio qui e ora.
Siamo disposti a dirci: sono Cappuccetto Rosso, sono Don Chisciotte, sono Mozart, Einstein. Sono angelo, io proprio io sono angelo, non “assomiglio all’angelo”, “richiamo l’angelo”, “sono immagine dell’angelo” ma “sono angelo” . “Sono Dio”. “Sono, l’altro da me che ho davanti”.
Anche: “non sono”. “sono Nulla”. “Sono, me stessa”. Ma non è che la chiave sta proprio in quest’ultima affermazione?
E insieme sono stella, sono pianeta. Sono l’altra persona, e l’altra, soprattutto quelle che resisto. Solo così, dicendo di essere questo segno, questo corpo che è anche questa psiche e questa mente, tutta, fino in fondo, tanto da far coincidere in me, in questa dimensione terra, nel qui e ora, tutte e la mia identità.
Li vedo gli altri, e il mondo, tutti, fuori di me e sono chiamata a ri-conoscerli come “mia creazione”.




“Sono” diventa parola chiave. “Sono” tutto ciò che contemplo, che pronuncio. “Sono” diventa chiave perché, nella coincidenza tra il pronunciare ciò che sono e dargli vita, cadono tutti i falsi personaggi, le maschere. Cade tutto ciò che non è autentico e vero. Cade degli altri ciò che temo, perché non è.
Solo così la forza e l’intelligenza di queste identità che pronuncio come “sono” si esplicitano pienamente in me. E sento la forza.




Solo così si esce dal personaggio che ogni giorno mettiamo in scena e liberiamo l’altro dal personaggio in cui, noi, l’abbiamo costretto. Dai personaggi a cui ci appelliamo, che rappresentiamo o che deleghiamo agli altri, e dalle maschere.



Dall’essere cosciente mi pronuncio, da quest’Intelligenza divina in cui tutto è compreso non dal mio io razionale che può cogliere ed esprimere solo una parte ed una modalità del Tutto.
Da sempre sono l’identità, la metafora, l’immagine, il segno che ho davanti e che m’interpella, perché così mi sono proiettata sul mondo. Per questo creiamo, be-re-sìt, ogni istante, il mondo. Mi interpella a fare? Farne un contenuto in più della mia mente? Farne un conoscenza intellettiva? Questo abbiamo fatto fino ad oggi separando la realtà delle cose, il nostro qui e ora, ma le cose non ci hanno comunicato la loro energia e noi siamo rimasti senza potere.




Ma, pronunciarmi come “Sono” toglie i veli.
“Sono” il Sogno che ho, sono l’essere che mi passa per la testa, nel bene o nel male; ossia che questo essere o questo personaggio mi piaccia o no, io sono. Ma solo così sento e discerno quale identità è vera perché ha una funzione e quale è illusoria, vuota, priva di forza, un parto della mente che non serve all’economia del Tutto.
Sono tutte le forze della natura, tutte le persone di oggi e di ieri, sono tutte queste identità che l’umanità ha sempre considerato più grandi e importanti di se stessa e anche queste che ho scartato o giudicato.




Ecco, l’ho detto, “sono” gli dei, “sono” il santo, “sono” Dio e sono la peste, l’aborto, ciò che crede di non essere degno di essere.
Detto senza riserve, senza limiti, senza timori e mi rendo conto che lo sono sempre stata, è sempre stato così. Ora lo dico tutto, fino in fondo e guarda, ora accade, la forza, la consapevolezza, la sapienza di Dio, di ogni santo e saggio mi abita, così come la forza dirompente di ogni scriteriato della Terra e della storia.
Da sempre mi abita, ora si apre, ora che io ho allargato, elevato, ampliato la coscienza di me stessa permettendomi qualsiasi affermazione della mia identità ecco, lo vedo, ero già, da sempre, questo.




Qui voleva portarmi Dio, che sono io.




Perché ogni Dio, ogni grande uomo o donna, ogni santo, ogni saggio e Maestro, ogni pover’uomo, ecc… altro non sono che proprietà e potenzialità del mio essere. Così come io sono questo per loro. Così come lo sono i pianeti, il sole, le stelle e le galassie.
Anche l’angelo o il satan, è una dinamica del mio essere, è una forza, una competenza, una proprietà del mio essere. E quando decido che sono: stella, angelo, Dio, sole, uomo, donna, terra, albero, onda, atomo, sapienza, potenza, e oltre: energia cosmica, atomica, elettromagnetica, debole, vibrazione e tanto, tanto altro ancora, ecco che tutte queste forze, ri-condotte in me, si illuminano, le sento presenti e attive.




Parole chiavi queste, da pronunciare, ri-conoscere e ri-condurre alla mia persona.
Vedo la rete, la rete di connessione nuova, le reti, la grande trama del Fiore della Vita che avvolge la Terra e la connette alle Stelle, al Cosmo, al Tutto che è dentro di me. Reti vitali, sapienti e potenti che ora emergono e si espandono tanto da far spaccare e sciogliere la matrix vecchia, gli schemi, i grappoli di pensieri riduttivi in cui ci siamo rivoltati per secoli.

Lasciamo fare, lasciamoci condurre.











archetipo stella



La sostanza della vita.
Un mondo, un universo. “Stella” è una “modalità”, una delle tante possibili, di creare e percepire il Tutto, la Vita.
La vita di altri mondi si fa presente in modo diverso. È sperimentare la presenza in noi di altre parti di noi stessi.



Quando percepiamo questo cominciamo a renderci conto che il nostro mondo (modi di essere, sentire, pensare, concepire il tutto) è relativo, è uno dei possibili mondi e che “ciò che È” è molto più vasto, pregnante e che occorrono sensi, chiavi “altre” per percepirlo.



Le stelle sono fissate, incarnate in noi stessi e nel mondo come archetipi .



Nella materia la condizione, la consapevolezza stellare, è criptata come “archetipi” .
Gli archetipi non sono significati della materia e della realtà, gli archetipi sono “funzioni”. Esse esplicitano le dinamiche della materia dalla più complessa e pesante alle prime forme di energia: tachioni, bosoni, quark, particelle.



Gli archetipi costruiscono il nostro pensiero. Ne sono la sintassi. Mentre il Tutto ne è la semiotica, e la Forza ne è la semantica. In questa accezione delle cose ogni parte diventa un fatto molto concreto.



Gli archetipi sono le dinamiche in cui la Forza si dà nel far esistere il pensiero, le cose e gli eventi, le interazioni tra gli esseri.



Tutto è materia, ossia tutto è manifestazione del Pensiero-emozione, Emozione-pensiero, pur in modalità e dinamiche diverse.
Questo è “la Stella”, manifestata come materia e in essa c’è tutto, compreso l’Intelligenza e la Forza che fa essere le cose all’esistenza.
Nella stella, come in noi, c’è il “sentire”, che diventa “essere coscienti” che la Forza sta “esistendo” in lei. Noi, siamo questo. Noi, siamo già oltre questo.
Quando dico “noi” vorrei non pensaste più all’io-noi individuale ed egoico. Ciò che è il nostro mentale.



Siamo fuori da questo approccio solo razionale alla realtà. Qui siamo il collettivo.


Cos’è la realtà?
Il Tutto, ma il Tutto si manifesta in ciò che è. C’è solo ciò che è, il resto è possibilità.
Che significa stella?
Sappiamo che il nostro sistema solare è storia di una stella, di più stelle?
Certo. Ogni forma di materia, ogni intelligenza, anche tutta la dimensione chiamata Dio, chiamata Amore, in fondo tutto ciò che nel mondo si è manifestato e che conosciamo ha origine dall’essere “stella”, ed anche l’essere “stella” altro non è che un modo, una metafora per esprimere e comprendere la dimensione di creatore che sta in noi.



Condividiamo con le stelle le condizioni, le forze, le dinamiche, le sostanze che fanno “tutto ciò che è”.



Lo spazio e il tempo che usiamo e viviamo sono spazi e tempo all’interno del sistema stellare.
Della stella sappiamo che vive anche altri modi, altri ritmi, altre vibrazioni.
Noi abbiamo e sempre viviamo tutte queste dimensioni e modalità che pensiamo siano solo delle stelle, del cosmo, stanno nelle parti del DNA ancora criptate, ancora in ombra, forse restano zone d’ombra anche quando di esse ne siamo coscienti.
Cos’è la “consapevolezza ombra”? La maggior parte dell’universo è composta di materia oscura.
Tutto è in noi.
Anzi, noi abbiamo creato le stelle, ora ne siamo consapevoli.



Noi siamo le stelle, e lo spazio tra le stelle. Se ci guardiamo da un altro punto di vista, con occhi aperti su altra luce, altra vibrazione e dimensione, sappiamo di brillare, di essere radianti. Di poter manifestare ed usare tutto lo spettro della luce. Sto dicendo che possiamo emettere tutta la radianza e che con tutti i tipi di raggi ci possiamo osservare e sentire. Dalle onde radio ai raggi gamma, sì anche questi. Siamo anche ombra, non-luce.
Noi, qui, sulla Terra, che respiriamo, camminiamo, giochiamo, siamo le stelle!


Allora quelle lassù cosa sono?
E il fascino, la nostalgia, lo struggimento che sentiamo per quel brillio nel buio della notte, cosa sono?
Sono il riflesso di noi e il nostro suono. La luce lassù ci rinvia l’immagine di ciò che qui, nella vibrazione di questa materia, non sappiamo di essere, ma siamo. Ciò che risuoniamo e con altri orecchi sentiamo.
Quella lassù è immagine, è illusione, è inconsistenza e miraggio.



Qui è la realtà, la consistenza della stella: Noi.



Ma quelle immagini lassù servono per tornare a casa; per ritrovare la centratura, il senso e la potenza di noi stessi. La grandezza della nostra natura e dignità. La nostra regalità.
Se non c’è altra realtà, se non c’è la luce, la stella, il divino fuori di me, lassù, ho finito di fuggire, di barare, di mistificare, di inseguire illusioni.
Sì perché, se non c’è un centro di riferimento fuori di me per cui io sono una realtà e quel centro è altra realtà, ci sono solo io come realtà. Con tutta la potenza e le conseguenze di questa affermazione. Ma sia chiaro: non è dal mio ego che dico “io”.



Siamo stelle.
Questi percorsi in cui ci incamminiamo tutti i giorni sono orbite. Queste, le nostre situazioni, i nostri nuclei affettivi, sono le costellazioni. Queste, i nostri contesti in cui ci giochiamo, sono le galassie. Tutto corrisponde a parti di noi, del corpo e della psiche.



Noi abbiamo creato il tutto quaggiù nel Sistema Gaia, sulla Terra, e in chissà quanti altri mondi di cui stiamo ritrovando l’esserne coscienti.
La stella ci aiuta ad allargare il nostro orizzonte, a ricostruire la nostra coscienza di dei creatori. Poi, noi siamo oltre le stelle, pur essendone strettamente connessi.


È il risveglio.



L’archetipo, da quaggiù in fondo alla materia, funziona come la stella. Brilla.
Squarcia il buio. Solleva il velo.



La stella è un esplodere e schizzare di materia che resta più o meno dentro un certo raggio gravitazionale.
Noi, da quaggiù, vediamo tanti spilli luminosi che s’accendono e fanno di quel puntino un biancore che pulsa, anzi pulsava.
Nel nostro immaginario disegniamo la stella con delle punte, il sole con i raggi, richiami delle geometrie sacre.
Cosa sono le punte e i raggi se non spinte di forza che squarciano il buio?
Oltre la geometria c’è la forza, c’è la dinamica, la modalità in cui la forza si dà e fa essere la creazione.



Sappiamo che il grande buio è il vuoto e che esso è pieno di energia.
Allora cos’è l’interazione stella-vuoto e il grande pieno di possibilità?
Illuminare un cono di vuoto-pieno di energia con un’intenzione, una spinta di intelligenza, un pensiero.



Il Pensiero crea un campo di attrazione, di gravitazione e orientamento. Tutto comincia.









natura stellare



Chiedo all’Universo, all’Intelligenza Cosmica che sono:
Che significa “essere stella”?
Tutti mi prendono in giro quando dico “Sono stella”, allora chiedo:



Qual è la mia natura?
Come sono stella lassù
Come sono stella quaggiù, sulla Terra
Quali la mia natura, la mia dimensione
le mie dinamiche
la mia struttura
la mia intelligenza
il mio cuore
la mia anima
quando mi dico che sono una stella?
Cosa agisco, da “stella”?

La stella sulla Terra è una stella caduta? Ossia che ha deciso - scelto di venire qui ed è arrivata come stella cadente.
Nella caduta si è dimenticata del suo essere stella lassù, dove comunque è, no, anzi lassù è solo l’indizio, il riflesso per dirmi: Tu - sei - la - stella. Inabissati - in – te!”.
Come è la sua sostanza?
Di che cosa è fatta quando cade?
Come si presenta?
Come si sistema sulla Terra?
Come prende consistenza in un corpo?



Come fare perché nella stella - ciò che sono in questa Terra - ci sia l’essere coscienti del mio corpo-anima quaggiù, del mio essere stella lassù e dell’essere materia al centro della Terra e del Sole?
Come si manifesta la sua anima e il suo cuore?
Ovvero la mia anima e il mio cuore stellare?
Com’è l’amore che manifesta una stella?
Come manifestarlo sempre più?
Quale il “rapporto”? Ovvero: la corrispondenza?
Cosa faccio da “stella”?



Stanotte, vedevo la vastità vuota che sta dentro di me, è uno spazio libero. Come se io fossi una stanza, tante stanze, che sono state svuotate, liberate da tante cose che erano dentro.
Ancora c’era un po’ di rimasugli, come quando liberi una stanza e restano tante piccole cose in giro che non sai che farne, alcune cose erano da eliminare, altre da tenere e mettere in precisi posti da un’altra parte, altro era solo da spazzare e buttare con la polvere, la lana di sotto i mobili, la ragnatele degli angoli che prima non si potevano raggiungere. Carte, vecchie penne inservibili, scontrini, cd, vecchie batterie, vecchie cartoline e biglietti, nastri, elastici, qualcosa che mi serviva e non sapevo ritrovare, monetine, rose secche, foto, ecc…
Ecco, era un po’ arruffato qua dentro, ‘sta spazzata ci voleva proprio, ma ora è vuoto, libero.
La voce risuonava in queste stanze, tra i miei piedi ancora si trascinava qualche cosa vecchia e questi muri erano sporchini, opachi, avevano il segno delle sagome dei mobili, il colore strideva con i miei gusti di oggi. Ora tutti i vani sono liberi.



Stavo bene qui, stanotte, c’era un’aria tiepida dalle finestre, avevo levato anche le tende, entrava un po’ di brezza, fuori c’era un bel tramonto, un tramonto come ciò che questa casa stava attraversando, che io stavo attraversando.
Ma per me, unica abitante di questa casa, stamattina è spuntato il sole.



Non ho voglia di fare niente, voglio solo uscire sulla veranda e sedermi ad ascoltare la mia testa vuota. A vivermi questo sereno vuoto della mia testa, della mia casa, della mia vita.
Voglio sedermi sul dondolo del terrazzo, dondolarmi dolcemente e guardare lontano, ascoltare.
Voglio scrutare lontano, laggiù e qui sul mare, sul cortile, sul terrazzo, sulla sedia, sul mio ventre, sentire, vedere, toccare, assaporare la mia polvere di stelle.

La polvere di stelle che sono e amarmi.

Stanotte sentivo l’amore per me pulsare e vibrare, lo sentivo penetrare la mia carne.
C’era un movimento in me, volevo portare il pensiero e la mia forza da me al fuori di me, verso un uomo, verso un amore che sento, ma poi questa forza non usciva, non se ne andava verso l’esterno, né il mio pensiero usciva per andare verso di lui.
Il pensiero si girava, tornava indietro e si infilava dentro me, si allargava in me, mi riempiva, mi inondava.



Si è creato un giro, un mulinello tra me e me stessa e questa volta era la Forza che agiva per prima. Prima del pensiero si muoveva la Forza, si preparava per uscire da me, anche spinta da un mio pensiero che tornava continuamente alla mente, di lui, ma la forza si apriva, usciva e poi, al di là della volontà del mio pensiero di indirizzarla e di indirizzarsi a lui, verso quest’uomo, faceva un giro attorno a metà del mio corpo e tornava dentro me e anche il pensiero la seguiva e, pur mantenendo un vago indirizzo verso l’uomo, tornava indietro e si infilava anche lui, il pensiero, nel mio corpo.
Io mi ritrovavo con un’energia che aumentava e che andava a riempire la mia carne, le mie cellule, il mio cuore, quel grande vuoto delle mie stanze, riempiendolo con potenza, un pò forzatamente, e con amore, con la presenza forte e piena di un qualcosa di sostanziale e sostanzioso che era venuto a visitarmi, che si dava a me.



Tutta una sostanza forte che nutriva il mio mondo interiore.



La mia psiche riconosce questa forza, se la beve, se ne abbevera e io vedo tanti neutrini, tanti bosoni, puntini di luce mobili, sciolti, vivi che attraversano, entrano ed escono dal mio corpo. La stanza ne è piena e risuonano.
E mi dico, mi dico: “Sono luce”. “Da me esce la luce perché mi amo, perché finalmente s’è attivato il meccanismo, la dinamica dell’amore incondizionato, primo amore, per me stessa”.
“Sono luce perché do vita a me stessa, sto qui, in me, in un amore folle ed incondizionato per ciò che sono”. Primo amore: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. “Come te stesso” solo da qui si può ripartire.



Questo è un amore folle perché ho detto sì a tutto ciò che di me sembra folle, “ciò che è vero”.




La verità di un’anima che, qui sulla Terra, dice “sì” a tutto ciò che sente-pensa-vive di sé e del mondo.



“Se hai trovato la verità dentro di te non c’è null’altro, in questa esistenza, da trovare. La verità opera attraverso di te. Quando apri gli occhi, è la verità che apre i suoi occhi. Quando li chiudi, è la verità che chiude i suoi occhi” (dallo zen).



Ora tutte le energie sono allineate e si apre il portale. Sento la portata e il valore di ogni esistenza che ho incontrato, colgo quanto io sono valore e forza per loro, ed essi per me.
Ci stiamo commisurando. Ci stiamo corrispondendo. Sentiamo che è così che tutto va bene. Vediamo il nostro essere non più a specchio ma “amore” uno per l’altro, liberi dal bisogno di cercare e assorbire energie dagli altri. Le nostre energie sono per noi, le sentiamo nostre, forze intelligenti con cui dare vita alle nostre creazioni.


Il movimento della forza che entrava e usciva avveniva tra il centro del mio corpo, il cuore e la linea del cuore scendendo verso il tronco, fino a fuori di me e rientrava nel cuore.
Come una mela che si creava per questo movimento circolare che era simmetrico, tra destra e sinistra, avanti e dietro, sopra e sotto e creava una specie di mela energetica attorno a me.
Questa mela energetica attorno a me, attiva e visibile anche ora che sto scrivendo, sono i miei corpi sottili. L’astrale e il quotidiano interagiscono. È attivo il movimento di nutrire me stessa con l’energia che esce dal mio cuore e dal mio pensiero.
Mela, mela, che vi fa pensare la mela?



Ora il movimento nutre tutto il mio essere, lo guarisce e, mentre naturalmente si apre e porta l’energia fuori di me al mondo e alle persone, anche continua ad esistere ed essere attivo il movimento e nutrimento energetico verso me.





la Forza




Guardo la gente camminare e percepisco LE FORZE che la gente incarna.



Questo siamo innanzitutto: FORZE.




Archetipi organizzati in pensiero-emozione olistico, analogico, reale, comune.
Accogliendo ogni emozione, accolgo le forze, anche l’altro, lui, lei, sentono nuove emozioni, nuova forza scorrere.




Cambiando i miei atteggiamenti e schemi, cambiano anche quelli degli altri.
Avere l’ardire e la presunzione di cambiare gli schemi degli altri, cambiando se stessi.
Possiamo lavorare nel pensiero-emozione nostro e degli altri? Con precisione?
Possiamo spostarci su emozioni amorevoli, piacevoli, più frequentemente?
Sì, l’abbiamo desiderato e pensato, perciò è possibile.
Ma in fondo, non è che si pensa diverso e si fa pensare diversamente gli altri, non è così. È che permettendomi di pensare che posso cambiare il pensiero mio e degli altri, io apro il mio pensiero. Smetto di cogliere il mio pensiero separato da quello degli altri e mi immetto nel Pensiero, elevo il livello dei miei pensieri per il solo fatto che esco dal mio solo pensiero e ammetto che c’è un più vasto Pensiero che contiene fino all’opposto di quanto io penso.



La stessa dinamica vale per l’emozione. Sento e so che questa è la strada per l’essere coscienti e la trasformazione, perciò scelgo di sentire la leggerezza e la gioia.
Ora riesco a discernere qual è il pensiero, l’emozione, la persona, la situazione che mi fa sentire bene e che alimenta le mie emozioni brillanti, perciò qui mi penso e mi visualizzo. Pensiero-intento.




Ogni giorno tocco la forza della forza e sperimento che: di energia si tratta, di vibrazione. Posso scegliere, nel mio mondo interiore. Posso stare definitivamente, per ora, dove sto bene, la forza arriva nelle situazioni, e con essa la pace. Finalmente mi permetto ciò che va bene per me.
Ecco che si apre il livello del pensiero-emozione-intento olistico, cosmico, insieme a terreno, quello del mio corpo e della mia psiche fino all’anima.




Il mondo si amplifica e si eleva, abbiamo un’altra percezione della realtà.
Fondamentale è vivere ogni pensiero con la sua emozione perché nell’emozione sta la forza che fa diventare concreto il pensiero.




Avere il coraggio di Pensieri Alti e vincenti è questione di Forza, bisogna avere un certo potenziale perché questi pensieri siano; la potenza è la vibrazione energetica dell’emozione. Ogni cosa che si pensa ha il suo Potenziale dentro, quindi l’energia c’è sempre, basta agirla.




Adesso bisogna trasferire gli archetipi , non più solo in noi dove già sono risvegliati, ma fuori di noi, nel mondo. Ossia risvegliare quelli del mondo, disegnarli attivi nel mondo.
Meglio ancora, già ci sono, basta coglierli, celebrarli, sperimentarli nel quotidiano, ed essi si attivano anche fuori, così comincia la danza.
Dentro e fuori di noi nuove creazioni.




Pronunciare gli archetipi, riprodurli, disegnarli, fotografarli, crederli già attivi nel mondo e perciò vederli.
Agire questo nella natura e nelle relazioni umane. Cogliere nelle interazioni tra persone le dinamiche degli arché. Gli archè sono verbi, fare, non concetti.
Come si fa?




“Sono tra la gente, sono in una situazione: osservo, colgo le dinamiche che stanno alla base, le colgo nella loro essenzialità, purezza. Ecco, vedo le funzioni che le relazioni hanno nel loro essere canale per la vita”.
Le funzioni sono verbi. Sono le Parole vive fondamentali:
Unire (Alef), Contenere (Bet), Girare (Gimel), Solidificare (Dalet), Vivere (È), Congiungere (Uau-V), Essere eterno (Zain), Proteggere (Het), Accogliere (Chet), Concentrare (Yod), Penetrare (Kaf), Misurare (Lamed), Liquefare (Mem), Trasformare (Nun), Premere (Samek), Corrispondere (Oin), Espandere (Fé), Tagliare (Sadé), Legare (Quiof), Perfezionare (Res), Traslare (Scin), Morire-Rinascere (Tau).




Queste sono le dinamiche, il modo di essere delle forze, alla base di ogni creazione, dal pensiero all’energia, alla particella, all’atomo, alla materia; l’uomo, le stelle, il cosmo.
Dobbiamo entrare dentro di noi, qui, dove si costruisce con questi “mattoni” essenziali.
L’abisso è tutta l’Anima Stellare che siamo, la chiamiamo abisso quando ce la neghiamo.
Io, creo il mio abisso se le forze delle stelle non me le vivo come forze delle stelle.
Conoscere, esperire la Stella che siamo, l’abbiamo mai fatto?




La Forza.




E, mentre abbracci, anche senti che stai lasciando andare. Lascio andare le paure “ciò che non è”.
Anche il mare è così: sistole e diastole e così funziona.

















Sirio



Sirio, la tua capacità di creare la vita.


La tua capacità di raggiungere le tue capacità e attivarle.


La tua capacità di credere, essere, manifestare la tua persona. Sintesi proteica di cristalli e carne, di cuore e pensiero, di oro e ghiaccio, di sogni e terra. Sintesi proteica, DNA delle stelle, voce dei mondi.
Apriti ad ogni suono, ad ogni musicalità, armonia, concerto. La musica tu sei, le note, gli spartiti e gli strumenti. Sei grande compositore ed esecutore di musiche celesti e terrene.
Il cosmo canta e suona in te.


Apriti, così come tu sai fare e lì sai che attivi ogni nota, ogni spartito, ogni orecchio, le mani, la voce, il corpo. Tutto è già musica, suono armonico, OM.
Tutto è già istante, suonato, ri-suonato, cantato, danzato. Mentre ogni attimo un nuovo suono, nuovo concerto, entra nel mondo. E tu, nel cosmo, risuoni, musica perenne e sacra.
Concerti pensati nelle geometrie sacre e nei colori, nelle cellule e negli apparati, ogni creazione esprime il suo suono e l’armonia permea il cosmo ed ogni esistenza.
È sempre stato così, oggi è così, tutto è un ri-cordare e ri-sentire, ri-ascoltare la storia del cosmo che si ri-attualizza nell’oggi.
Sirio, organigramma, cosmogramma, DNAgramma, sintesi di infinito, lente, chiave, portale verso l’universo.
Sirio in te.


S…I…R…I…O… fai risuonare questa parola, chiama SIRIO, attiva questa stella in te, attiva le tue capacità cosmiche, stellari, universali.


La stella sei tu, SIRIO sei tu. Ciò che lassù vedi brillare è il segno, l’indizio che rinvia a te stesso, a te che hai deciso di emergere qui, a goderti terre mari e genti, quello che sembra buio e silenzio.
Non anelare alle stelle, desidera, cerca insegui la stella che sei, aiutandoti così, come fa il marinaio con i suoi luminosi segnali sulla rotta.


Attiva il tuo corpo di luce. Centra la tua attenzione, la fede, la motivazione in te stesso.
La vedi? Sì, cominci a vederla e percepirla in te, la stella.
Tu sei Sirio, io sono Sirio, proiettata là fuori perché tu l’hai creata, io l’ho creata.
Noi uomini abbiamo creato le stelle lassù.


Ri-conduci in te Sirio e il tuo pensiero vola, spazia, prende il cielo, viaggia nel cosmo.
Sirio è in te la capacità di creare, è il potere di creare con le tue dinamiche e risorse.
Sirio è la tua parte creatore, ecco perché si dice che da Sirio vengono i cinque dèi epagomeni, Iside, Osiride, Neptys, Set, e Horus, ossia le cinque potenzialità creatrici, le cinque energie che fondano e fanno essere la creazione .



le Pleiadi



La tua anima. Lei, che ti porta il mondo.


Sette stelle, sette corpi: sottili eterei, grezzi e pesanti, tutto è stella.
Pleiadi, i tuoi corpi, quelli che vedi e quelli sottili.


Possiamo essere ciò che già siamo in altri universi. L’età dell’oro.


Essere qui sulla Terra la mia anima stellare.
Maya, Aztechi, Egizi, Nativi americani, chiamati poi angeli, extraterrestre, psiche, anima, amori. Pronuncia la tua anima stellare.
Il tuo sé più ampio, la tua ultima, per ora, spiaggia, quanto a grandezza vastità e potenza.
Sappi che puoi essere oltre, e oltre l’oltre.


Pleiadi, lo specchio. La capacità profonda della cura nel ri-esumare, ri-trovare, ri-connettere se stessi viaggiando tra stelle e geni… I nostri sette corpi, le sette stelle, le loro forze e intensità fissate lassù. Un diamante cristallino che nel buio brilla e ci orienta. Sette dimensioni, e molte di più! per sentire e sapere che c’è sempre l’universo accanto, e l’altra entusiasmante modalità di vivere l’amore.


Le Pleiadi: richiamo, codice, paradigma, ciò che da sempre siamo ed era velato; ora trasferito e compiuto perché ne diventiamo coscienti.
Apertura del portale, del terzo occhio. Passare dall’Osservatore al Partecipatore, ossia attivare, della Coscienza creante, la forza intellettiva congiunta alla forza proiettiva-unica, forza-sostanza, che fa “essere” il pensiero nella sua materia.


Attivare il terzo orecchio, attivare l’ascolto del “sentire”. Sentire oltre i cinque sensi, avvertire l’aria piena di forze e di presenze. Sentire che si è qui e si è in altro, in un altro mondo, altra dimensione. Sentire che sono in me, in te, in lui, lei, loro. Sentire, sentire intensamente l’attrazione, che sei in me mentre, nel tuo corpo, senti me. Ti ho, davanti a me.
Pleiadi: centrare il tempo, diventare un tempo-spazio. Tu e io, il senso sempre relativo ma irrinunciabile della polarità che fa esplodere la forza dell’UNO. Goderla intensamente, fino a generare il figlio dell’anima. Poi oltre.


Basta accogliere tutto, compreso il mentale tanto separato da noi stessi.
Talmente sottile la linea di separazione ma così definitiva, fino a ieri. Non lo è mai stata.
Già, da sempre, eravamo tutto.


Basta che accogliamo il cuore, l’intuizione e il mentale.
Basta che accogliamo ciò che sappiamo e lo confermiamo insieme a ciò che abbiamo separato.
Compresa la consapevolezza che “abbiamo separato”. Ecco, integrare anche l’idea del separare e l’idea che bisogna separarci dal separare. Integrare anche il separare lasciandolo continuare a separare. È un archetipo, in quanto tale incidente e sempre relativo.


Lasciar essere tutto e il contrario di tutto. Per un momento, per il tempo che gli archetipi attivi: lamed, sadè, compiono il discernimento e la scelta. Mi creano nella nuova realtà: yod, dalet.
Pleiadi, il cristallo plasmatico che brilla lassù e quaggiù, dentro di noi. Ora che ogni sfaccettatura dell’esistenza può brillare o restare in ombra, tutto è Vita.


Cominciare da qui e lasciare che il sentire che viene dal cuore, ci indichi ogni attimo, come orientaci, come aggiustare il tiro e il percorso, integrando anche la malattia che chiamiamo “riserva di energie”.







leggerezza



“La terra sta aumentando la vibrazione e sta diminuendo il magnetismo, continuerà così fino al punto zero, avrà circa 72 ore di sospensione in cui starà ferma poi riprenderà a percorrere la sua orbita ma al contrario”.


Noi stiamo vivendo questo. Siamo Gaia.


Di fronte ad un problema, a ciò che vedevamo come problema, agivamo da uno stato di cose e atteggiamenti che dicevano la separazione tra noi e quanti facevano parte del problema.
Accade che non si riesca più a confliggere, ad essere identità di fronte ad identità.
A sentire l’altro come minaccia o nemico.
Ad un certo punto, nel pieno della tensione e del lavoro mentale, dell’ansia, ci fermiamo, ci sospendiamo, osserviamo le emozioni, poi qualcosa si muove verso “altro”.
Sì, la Terra sta vivendo momenti di cambiamento con delle particolari modalità e noi li stiamo vivendo con lei.


Vi rendete conto che oscilliamo?
Prima è stato, per mesi, un fluttuare, un’oscillare ancora fisico: i momenti in cui vi sentivate in barca, veleggiare, “vascellare”.
Ora quell’oscillazione è entrata in profondità, non è più fisica, è un oscillare nelle emozioni e nei sentimenti, nel pensiero.


Vorremmo fissare un’emozione, spesso dolorosa o di ansia e, in base ad essa, strutturare una volta di più l’esistenza nostra e degli altri su criteri, scelte, comportamenti che siano risposta a quel sentire e pensare problematico e ansioso che abbiamo sempre avuto.
Esempio, avverto in me la viscerale preoccupazione per il domani dei miei figli. Vorrei responsabilizzarli su dei criteri fino a ieri ritenuti unici e validi: “Se non studi non riesci nella vita. Se ti lasci andare e non ti crei un’esistenza ricca di esperienze e conoscenze, domani ti mancheranno gli strumenti. Internet usato così è superficiale, alienante”.

Qui, mentre emergono tutti gli schemi della mia infanzia e giovinezza e la lettura di quello che ancora tenderei a chiamare come i miei fallimenti, allo stesso tempo devo riconoscermi che: ciò che per un certo tipo di società può sembrare fallimentare e perdente è altamente intelligente e proficuo al fine di una lettura esistenziale e cosmica della vita.


Per essere più espliciti, non sono diventata un dottore, ho vinto i concorsi ma non sono di ruolo, ho un lavoro dignitoso ma non altamente eclatante ai fini dell’apparire, ecc... sto in un piccolo paese, in una casa dignitosa ma non lussuosa. Potrebbero sembrare aspetti di non piena realizzazione ma, se mi guardo dalla mia consapevolezza, sento che tutto questo non ha senso mentre ciò che vivo ha molto senso, ha tutto il senso.
Intanto, il desiderio che i miei figli riescano anche in questa società dove io non ho brillato mi prende, è attiva dentro me e raddrizzerebbe la mia autorità, decisionalità, anche arroganza e tirannide.


Non mi riesce più. Qualcosa in me è latitante e non richiama forze e strumenti necessari per imporre la mia visione del mondo e la mia risposta agli eventi. Qualcosa sfugge alla mia decisionalità e al comando.
Dove sono? Se la Terra ed io siamo uno, unite, coinvolte e complici nello stesso destino, lei e io, dove siamo?
“Ondeggia il mare dei papaveri” cantavo spesso e il mio cuore pulsava. Anche il centro della Terra batteva infuocato. Lui continua, e io?


Batte il mio cuore?


In questo momento è la Terra che dà l’impulso e il ritmo, è suo il Cuore.

Spesso nel mio dormiveglia avverto il canale di fuoco che m’attraversa, va dal centro della Terra alla mia immagine lassù, fissata come stella, passando per la mia colonna. Il cono di luce lo chiamo, e vibro, vibro, attingo alla Fonte. Una notte l’ho visto, dirompente, il fiume d’acqua che sgorga da dentro di me. La Sorgente. Ne ho sentito la forza, e l’irruenza.
Da qui faccio nuove tutte le cose.
Dal fuoco, mentre è acqua, gocce di pioggia quelle che irrorano la mia terra.
In quanti modi possiamo cantare la nostra appartenenza al Cuore della Terra!
Chiamiamo “sole”, “stella” tutto ciò che sappiamo di essere e che appartiene ad altra dimensione, altro universo e che siamo.


Intanto la vita, questa vita, va avanti e sembra che soprattutto eventi difficili e non voluti, accadano. Ma com’è che non ci si spaventa più? Gli eventi fanno emergere vecchie emozioni, vecchie situazioni, spesso si è destabilizzati.
Eppure la leggerezza ritorna, veloce. Ci si sente allargati, espansi e, mentre attraversiamo quanto ancora ci opprime, i pensieri nuovi stanno, impiantati dentro la testa e non ci permettono più di tornare indietro, né ci permettono di scoraggiarci.


Come se il terreno guadagnato fosse davvero conquistato, anzi ora lo dico e lo confermo: “Sì, è così: l’oggi conquistato è ciò che oggi siamo”.
Ora, vissuta la grande separazione e, preso atto che semplicemente essa è la Terra di mezzo, lo spazio ricco di possibilità e risorse da cui attingiamo la nostra quotidiana vitalità, ogni contatto, ogni persona e situazione a noi corrispondente è concreta e presente di fronte a noi.
Le emozioni nuove emergono, arrivano inaspettate e ci riempiono, ci saziano e consolano.


Siamo sempre in compagnia, godiamo di una solitudine elitaria, regale, nutriente mentre, dentro di noi, sentiamo che stiamo dialogando con lui, con lei, loro. Questo è il nostro stare al mondo. Incondizionato. Oggi il nostro ricco e prospero mondo interiore è aperto e condiviso all’esterno.
Ci godiamo, nel mondo, con leggerezza ed intensità il nostro benessere, le persone, le cose e gli eventi con la qualità e il valore con cui li abbiamo creati dentro di noi.










a spasso nel nuovo mondo



Ogni luogo ha la sua “aria”
e improvvisamente il mare m’immerge in richiami e sentire, sospesi.




Sono appena a Villa San Giovanni e già questo stare dentro me mi prende. Lo sguardo vira su una nebbia, una bruma. Sotto i dirupi, poi colline e spazi aperti.
Sento che questa è una specie di "terra di mezzo" che sta in me, è lo spazio che sta tra me e tutte le cose e le persone del mondo. È un luogo sereno e libero che pian piano s'è aperto in me dato che, crescendo, sono riuscita a fare il distacco dalle persone anche da quelle che amo e ho amato.
Questo spazio è lo spazio della mia anima, grande e sempre nuovo, qui non sono sola, questo spazio mi parla e da esso emergono cose sempre nuove.
Questo è il tempo di Dio, Kairos. Ovvero il tempo dell'età dell'oro. Il presente, l'adesso. L'unico tempo vero.



La lettura della realtà si fa da fuori a dentro. Solo quando si decide che ciò che abbiamo davanti, fuori di noi, è il risultato del nostro pensiero e sentimento, cominciamo a comprendere il nostro pensiero, a vedere gli schemi. Solo da questo punto di contatto indissolubile tra pensiero e fatto, che nell’oggi viviamo come fatto-pensiero, possiamo renderci conto che siamo i creatori della nostra realtà.




Compreso questo possiamo iniziare ad evolvere la nostra realtà interagendo, non sulla realtà esterna ma nel nostro pensiero. La realtà si allinea da sola, al nostro nuovo pensare.
Noi creiamo il buio e le tenebre, la materia oscura dell’universo. Siamo noi.




Che cos’è.




È ciò che ancora non abbiamo portato alla luce, ovvero nel mondo della materia e, insieme, sono i pezzi di esperienza risucchiati e rinviati oltre il velo illusorio. Spesso coinvolge più persone. Sigillati, nel loro spazio-tempo e criptati da un codice, una password.
Cos’è il codice o password?



È l’emozione.
Mi inoltro, ogni mattino, in un vasto orizzonte di emozioni, e il quotidiano si apre a incontri, eventi che sono connessi all’oltre, a ciò che sta ed è fuori dal questo tempo-spazio, oltre questa mia vita ma comunque qui, accanto a me. In me.
Che cosa ri-contatta l’evento e lo può aprire?
Quale il centro d’ascolto, di ri-cezione?
L’emozione, questa dinamica energetica che funziona come un enzima e come l’enzima ha delle chiavi-codici che fanno da mediatori tra il mio oggi, ciò che incontro, e l’esperienza che sto vivendo in altri universi.




Osserviamo le parole e le lettere: emozione – enzima
notiamo le lettere o archetipi in comune: e – m – z – n – i.
Potremmo analizzare gli archetipi coinvolti, ma per questo rinvio a Archetipi e formazione .
Permessa, l’emozione, lasciata scorrere ed agire, funziona come l’enzima, aggancia e porta al di qua del velo l’evento che sono io, che sta nell’universo accanto, connesso con l’oggi. Mi vivo nell’evento. E mi ri-conosco.
Lo sento, mi prende, m’avvolge, mi porta, si scioglie e, ecco colgo la forza, è una col pensiero lontano che ha fissato la forza, ne ha fatto un nodo, un ganglio criptato. Ecco, colto lo schema, mentre l’energia continua a scorrere, è sciolto.




La materia oscura, l’abisso, la zona d’ombra che tanto temiamo di noi stessi, dell’umanità, della creazione è questo.
Anche ciò che definiamo “Satan” è questo , è una grandissima funzione. “Diaballein” da cui ha origine la parola “diavolo”, in greco divisione. È la funzione del separare. Ma separare, se sappiamo che tutto è UNO, non è una realtà, semplicemente una chiave.




Ma finché lo reprimiamo, lo confliggiamo, lo ostacoliamo, il Satàn, resta una forza che crediamo estranea e nemica. Altro non è che una dinamica, impariamo ad agirla.
Ecco perché l’età dell’oro è stata ed è sempre presente, è nell’oggi che abbiamo sempre vissuto. È capace di essere luce e ombra, bene e male, conosciuto e non-conosciuto, angelo e demone e, accettato di noi stessi, serenamente, ci fa espandere.
Lasciamola essere e lei diventa l’energia debole… più forte.




È possibile, basta che nel momento in cui vorremmo porci davanti all’emozione scomoda, “serpente che sale”, vorremmo bloccare.
Basta dire: “Ma in fondo, che m’importa, lasciamola andare”.




Questo è l’attimo del tempo-spazio di mezzo. Che attimo dev’essere e niente di più. Non guardiamo indietro, non soffermiamoci su ciò che eravamo.
Siamo già approdati nel nuovo universo.















mentre mi vivo la felicità

Mi hanno chiamato.
Sono uscita
e il vento s’è fermato
perché io potessi ascoltare le stelle.




L’universo è forza. L’universo è energia. Espressa nelle mille e mille forme di creazione.
Per ri-trovare la nostra coscienza di dei-creatori bisogna essere coscienti della forza e bisogna sapersi viventi nell’Uno. Significa che tutto ciò che esiste “Sono”, tutto fa parte di me e io sono parte del Tutto.


Oggi lo affermiamo dalla nostra Unità, ne siamo consapevoli.
Sento, sono, l’esistenza che amo. La sto vivendo nel mio qui e ora.
La nostra vita è risalita alla Sorgente proprio perché è riassunzione di esistenze
Noi, nelle parti più forti, potenti e tenaci.


Così nel mio pensiero stamane viaggia la parola “giochiamo”, ed essa mi parla, si apre questa parola, su una vasta accezione e comprensione.


Avverto un agire complice, di appartenenza. C’è un agire naturale ma così tanto naturale e uno con la terra e la carne, da sentirmi protetta, accolta e ampliata in questa condizione.
E mi dice, Lei, la Parola “giochiamo”: “Sono energia, sono rinnovo di energie”.


Ecco, sono nel mezzo dell’avanzare veloce e il dipanarsi di una rete salda, Una, di pensieri espansivi, generosi, ricchi di persone e eventi.
E un vasto prato di possibili che si apre.
Oh, certo percepisco anche una leggera apprensione, quasi timidezza e pudore.


“Giochiamo!”.
Serve a catalizzare la forza.


Voglia di… ? Ora che il gioco mi sta arrivando attraverso le parole di lui, di lei, che mi vengono incontro offrendomi un’avventura complice e divertente di appartenenza.
Oh, ora ho la sana fretta di voler gustare quanto questa alleanza nel “giochiamo” mi porta.
Sarà Lei, questa Parola a pensarci, ad aprire il mio pensiero, ad insegnarmi, a cambiare i miei pensieri e costruirne di più comprensivi verso me stessa e verso gli altri.
Verso la vita in tutte le sue espressioni.
Me ne sto rendendo conto osservando la mia tranquillità e il mio ritrovato riposo.


Come se, ora che davanti a me c’è il grande mare delle possibilità ed esperienze, io le avessi già, già vissute, già dentro, ed ora si dipanano in un susseguirsi divertente davanti a me.
Proprio quel “persone, cose, eventi” così tanto menzionati nei miei racconti, intesi come gli obiettivi da perseguire per raggiungere il mio benessere.


Perché, è vero, mentre io camminavo, lavoravo per cercare i modi, le strategie per arrivare alle “persone, cose, eventi” funzionali al mio star bene e alla mia gioia, anche mi dicevo: “Ho tutto, sono già nel benessere e nella gioia. Ogni giorno ho tutto quanto mi serve. Oggi sto bene. Oggi sono riconoscimento, apprezzamento e ringraziamento”.
Così, ora che l’apertura al “giochiamo” - rinnovo di Energie - è colta nella sua accezione sempre più piena e pregnante, ecco posso con tranquillità accogliere quanto l’universo mi organizza e mi porta: persone, cose, eventi, quelle in sintonia con ciò che oggi sono.


Ora vedo in me un mare di stelle, sta anche sopra mia testa, e i miei occhi si protendono a scrutare i segnali che le sorelle del cosmo mi danno.
Cerco le Pleiadi, so che sto cercando qualcosa che è in me a cui esse mi rinviano. Eccole, sale l’emozione, l’appartenenza, anche la nostalgia e mi sento a casa.


Struggimento diventa abbraccio avvincente tra noi anime del cosmo, e poco importa, anzi adesso è bello aver coscienza della mia condizione umana sapendo, ora, che l’ho scelta. Viverli qui! gli abbracci.


La mia anima l’ha scelto, tra le molte esistenze del cosmo, di essere un puntino di cenere sulla Terra, questo puntino di cenere pulsante, viva, che chiama le stelle. Protesa a far emergere la connessione che da sempre c’è, tra Cielo e Terra, anima e corpo, intelligenza e intuizione così che la danza del cosmo è sempre più vera.





Dio e oltre



Dio è una parte di me e precisamente il mio meraviglioso potentissimo potere di amare, di creare, di agire. Io sono più e oltre Dio, il Dio che ho sempre considerato tale, il Dio che corrisponde a tutte le capacità e potenzialità dell’uomo, nel suo essere Uno col Tutto.

Dio è lo Strumento di ascolto e di visione, comprensione, accoglienza e azione di qualsiasi realtà.
Dio è tutto ciò che è; io, sono oltre Dio perché sono ciò che può far essere ciò che vuole essere.
Dio, grande desiderio, fonte inesauribile di risposte, sono io.


Oh, ma non vi illudete, non sono io… Io.

Non vi soffermate a pensare che sono presuntuosa, superba, idolatra di me stessa, no, no. Anzi, vi dico, perché non provate? ad essere presuntuosi, idolatri di voi stessi? Provate. Provate, a lungo, soffermatevi su questo pensarvi e sentirvi Dio, Signore e creatore del Tutto.
L’avete sempre desiderato, sapete? Solo l’avete rimosso perché, perché vi hanno sempre insegnato che non si fa, non si può, è inopportuno, eretico, scandaloso, sentirsi, pensarsi, farsi e dirsi Dio.


E così la vostra autostima, stima, il riconoscimento, l’apprezzamento, il ringraziamento per ciò che siete e l’amore per voi stessi vi hanno lasciato, si sono trasferiti fuori di voi in un idolo.
Oh, ricondurre in noi ciò che da sempre siamo: Dio, e più, più di Dio perché noi abbiamo creato Dio e gli dei! Ecco ora abbiamo raggiunto e preso Dio nella consapevolezza di noi stessi, ora andiamo oltre, non so se Dio verrà oltre con me, con noi, là dove ci stiamo dirigendo ad essere creatori di noi stessi e di nuovi universi.
O forse non ci servirà più portarci dietro Dio, nelle nuove creazioni?


È uno strumento, categoria mentale che abbiamo integrato e non ci serve più nominarla e contattarla da fuori di noi, noi, siamo Dio. E più, oltre, oltre.
Una cosa però ci serve e forse, in questo, possiamo riconoscere il valore del tentativo fatto da tutte le religioni e tutti gli esperti, gli addetti alle religioni: ci serve il “senso di realtà”.
Per quanto grande e nuova possa essere una realtà, per quanto vasta, estesa, aperta, è pur sempre una creazione e il senso di realtà mi serve per poter dire che non è assoluta, perché io voglio poter andare sempre oltre.


Ecco che, mentre sono arrivata alla consapevolezza di essere il creatore del mio universo, questo universo che ho creato non è l’ultimo e, mentre è importante che io m’inabissi nella mia creazione per farla esistere, voglio anche poter esserne sempre fuori per andare oltre, salvaguardare sempre la mia libertà creatrice.


Come l’abbiamo chiamata fino ad oggi? Umiltà? Timore di Dio? Senso del limite? Ecco, è quell’atteggiamento che mi fa dire che il massimo del mio essere cosciente, della Nostra consapevolezza come Umanità, non è mai l’ultimo, non è mai un assoluto, perché siamo sempre in viaggio.

Andiamo.


l'energia - il sole in noi



Cosa significa:
illuminare una parte di realtà?
luce?
luce e ombra?

* Illuminare - fare luce - portare luce. Diventare luce significa portare all’esistenza una realtà o una parte di se stessi. Per dare esistenza bisogna “esserci”, diventare la realtà. Solo io - e con io intendo non l’io razionale - ma me stessa in tutta la sua unità di corpo-psiche-anima, posso portare all’esistenza una realtà, diventando tale realtà.


Come si fa?


Si desidera e, senza sforzo, si lascia fare alla nostra emozione-intelligenza, Una col Tutto.
Se lasciamo andare gli schemi che ci vengono davanti, ossia le situazioni in cui prima eravamo, ecco che siamo traghettati verso ciò che vogliamo vivere ed essere.
Il desiderio-emozione ci trasforma nella nuova realtà.
Così, dall’esperienza, non dal solo pensare, percepiamo cos’è la luce e l’ombra.

* Luce significa esistere “coscienti di esistere”. È ciò che di noi già è sperimentato e conosciuto, amato.

* Ombra significa tutto ciò che di noi esiste ma non sappiamo di essere. Sono le Parti-forze di noi che, comunque siamo, ma viviamo riduttivamente. Che non accettiamo di vivere perché sono diverse da ciò che di noi sperimentiamo e sappiamo. Però queste parti-forze le sentiamo e se non le lasciamo scorrere ci ammalano, ci confondono.


Spesso queste parti-forze di noi vanno lasciate in ombra. Ossia, noi dobbiamo entrare in esse senza volerle spiegare, senza dare una ragione. Perché sono oltre la ragione, sono in quel 90% di realtà che si manifesta e si esprime in modo “altro” perché è diversa, ma non meno vera. Oltre, oltre ciò che già siamo e sappiamo di noi.


È realtà solo da vivere, lasciandoci attraversare da essa, vivendola.
Il suo essere Luce sta nel suo essere forza.









Sole parlante



Sole Parlante è il dinamismo in te.


Quello che vedi fuori è il riferimento, l’incipit perché tu senta il vero Sole, in te.


Il sole è il riflesso per accorgerti degli specchi, i pianeti, che sono le grandi espressioni di te, la creazione di te stessa. Le tue grandi opportunità.


Sole Parlante risuona te stessa.
Tu, Gaia, Femmina, sei Radiante e Lui, Sole Parlante risuona della tua armonia.
Chi sei, dove sei, cosa vedi di te, del tuo essere cosmico.
Egli parla di te, cercandoti e assecondandoti nella tua orbita stellare, nel tuo essere Uno con l’universo.


Ciascuno di noi è Gaia. Ciascuno è Sole Parlante.


Sole Parlante rileva il tuo movimento e le tue coordinate, esse diventano il suo movimento attorno a te e ti permette di vederti, ogni istante. Egli, Sole Parlante, attratto, sedotto da te.
Egli ti rinvia sempre le tue coordinate affinché tu possa sentire e sapere dove stai nel cosmo, verso cosa stai viaggiando, da quale stella, che sei, vieni; quale stella sorella hai appena salutato. Lo senti vero? tu viaggi in sintonia con l’universo e Sole Parlante, ogni attimo radarizza la tua posizione, computerizza la tua astronave, è connesso a te nel tuo corpo. Ti comunica te stessa.
Quale il centro d’ascolto, di ricezione e trasmissione, di contatto tra te e Sole Parlante?
Il cuore.


Sole Parlante, per essere “umano”, si è fatto “cuore”, mentre è tra le stelle.
Tu gli permetti di essere umano mentre è carica energetica. Così tu che sei, ora, pienamente umana, in questa donna che sei, sai di essere stella.
Sole Parlante sei tu, in questa parte di te che senti e riconosci come Sole Parlante.
E nel cuore ogni comprensione, compassione, condivisione, comunione si crea.

Maschile e femminile viaggiano insieme, da sempre Uno. Ora ne sono coscienti.
Sentire, riconoscimento, apprezzamento, ringraziamento, questo sei oggi, Sole Parlante. Cantano le tue cellule nel loro nucleo. Oggi esse si aprono a bere nuova luce, nuova energia da mitocondri solari attivati, e i codici si schiudono.


Quanti mondi in te, nel tuo DNA risvegliato e attivo. Sole Parlante porta al mondo il messaggio del tuo cuore.
Tu, Gaia , sei l’Anima del Mondo, il Sé cosmico che, in te, raggiunge l’umanità. Perché tu senti e sai e puoi. Tu sei canale tra l’umanità e l’Amore del Tutto.
Tra l’umanità e il suo specchio stellare, il cosmo.


Il cosmo è sapienza, Amore. E il Tutto, sentito, colto e detto dalla sua accezione creante sempre vita nuova, è l’espressione delle forze e modalità d’amare che l’Amore è.
Questa è una manifestazione dell’Amore, quella in cui sei immersa e senti, mentre questa ti vivi, quante mille e mille ancora possono essere e sono.


Tu, creazione di te stessa.


Hai domande nel tuo cuore?
Sì, tu hai la domanda, hai la richiesta.
Scavalca la mente, ascolta il tuo cuore di carne, entra nell’adesso. Pronuncia il tuo tempo e spazio; la strada, il numero, la casa, l’aspetto, voce e occhi, dai le tue coordinate.
E lui, lei, è accanto a te.





luna



Illusione, feroce insidioso abbaglio.
Luna
pozzo di sogni vuoti - dimezzati - irreali - solitari - meschini - lontani
Vivere di sogni eterei - rarefatti - lucciole per lanterne - allucinogenanti - destabilizzanti - de-centranti.


Luna
esasperazione di umori - di emozioni e sentimenti - sirena.
Luna
fatta per incantare - imbarluginare - depistare - deviare - confondere - anestetizzare - impoverire - depotenziare.
Luna
il segnale deviante
desiderio che si fa struggimento
sogno che si fa illusione
dire che si fa stonato
ascolto stonato - vacuo - irragionevole - immotivato - disincarnato.


Luna
la presunzione
sottile pretesa di essere e di sapere
di potere fondato sul vuoto - sull’inesperienza - sul non sapere.
Luna
specchio - proiezione.


Questa la luna esterna che vediamo in cielo.


In noi, in ciascuno di noi, fatti Uno


tu
Luna, sei
Donna
silenziosa e vera
campo pregnante - assorbente - ottundente - attenuante - lambente - assecondante - capiente e comprendente.
Vaso - utero cavo - mano - capienza ebbra di noi - docile e disponibile - assecondante - cedente - plastica e plasmabile.
Magma - energia - forza del risveglio - spinta.
Membrana uterina silenziosa - fedele - valle dell’eco – ultima spiaggia di me stessa - di me stesso - di noi stessi.
Luogo incolore tra l’atto finale e il punto-atto della rinascita.
Luogo muto e insapore in cui l’anelito si fa primo respiro.


Luna
luna sull’acqua - luna nel bosco - membrana lanciata dal mio primo vagito nelle profondità del corpo - del cielo.
L’utero cosmico in cui matura la mia nascita.












i pianeti - i pensieri




Il tuo pensiero è la traccia di ogni sole che nasce.


“Pensa ad una stella, pensa al sole, da esso si sono staccati frammenti che hanno dato vita ai pianeti. Da noi si staccano pensieri che trasformano e generano vita nuova” Tiziana.
“Io, e Solo Io!” Elisabetta, Guglielmo, Davide, Francesco, Anna, Tommaso, Lucien, Claudio Marella, Ippolito … “L’unico universo esistente è il mio”. Solo da qui si ri-parte.

pensieri multicolori
pensieri dorati
pensieri d’oro
quella era l’età dell’oro perché si usavano pensieri d’oro.
L’età dell’oro è sempre presente
i pensieri d’oro sono i pensieri comuni,
i pensieri semplici
unici.


Quando creiamo un pensiero e non lo boicottiamo, non lo mettiamo in dubbio ma lo teniamo presente davanti a noi come vero, già esaudito, quello è un pensiero d’oro e accade.

Fino ad oggi abbiamo separato da noi il mentale perché abbiamo pensato che il mentale separasse noi dal mondo. Abbiamo diagnosticato e detto e pontificato che il mentale, la ragione, la mente, ci dava l’esperienza della separazione e noi ci vivevamo separati dal resto della realtà, da noi stessi, da Dio, dall’altro da noi, dal nostro stesso amore e dall’oggetto del nostro amore.
Soli, sempre soli, avevamo colto la dinamica di separazione del mentale e credevamo di poter colmare lo stacco tra noi e qualsiasi altra esistenza sollevandoci dal mentale.


“Non pensare e sei nel Tutto”. “Esìliati dai tuoi giri mentali e sei in pace” più o meno così.
Alla fine, ancora “separa”.
Accogliamo ogni nostro pensiero e lasciamolo essere, ogni angheria, tirannide, avvinghiamento del nostro mentale.
È “noi”, non possiamo più separarci da esso, pena la continua separazione da una parte di noi stessi e quindi da una parte del reale.


Quale reale?
C’è un reale?
C’è una realtà, un mondo, là fuori, oltre il pensiero?


Com’è? Come funziona?
C’è un tipo di pensiero per ognuno dei sette corpi, per ogni dimensione. Ci sono più di sette corpi.
Si è fuori dal pensiero dicotomico, fuori dall’io razionale quando non si hanno più dubbi, qualsiasi cosa si pensi o si faccia, si sa di essere veri e autentici.
Negare certe parti di noi e alcune nostre dinamiche esistenziali perché le giudichiamo o sono giudicate negative, così come i mentali, anche quelli pesanti e disarmonici, è negarmi parti di me e negarmi i pianeti che sono in me.
La circolazione dei pensieri è connessa, sintonizzata con la rotazione, circolazione, rivoluzione dei pianeti e delle stelle.


I pensieri del mentale più denso, quello legato all’io, sono più pesanti ed opachi, più o meno densi e incandescenti, fatti di materia sub-atomica, atomica e di minerali che lasciano filtrare poco la luce, ovvero che è luce in altro modo.


Le stelle sono di materiale più rarefatto, che lascia filtrare la luce, ovvero che è luce in altro modo: protoni, neutroni, bosoni, neutrini, quark, ecc… ove l’energia ha una vibrazione più veloce.
“Se tu pensi che i tuoi pensieri sono pianeti e stelle, lasciali essere, non ti sogni certo di negare o distruggere pianeti e stelle, perché i pensieri?”.
Lasciali essere, così come lasci essere il sistema solare. Alla fine che t’importa com’è là fuori: quanti pianeti, quanto grandi, lontani, fatti di che. Il sole, dove sta, che fa. Che t’importa.


Poi fuori, le stelle. Non ti sogneresti mai di criticare il sistema solare, né le stelle, la loro grandezza, le loro posizioni, dove vanno, che fanno, perché critichi cosa fanno, cosa dicono, come si pongono i tuoi pensieri?


Come stanno i miei pensieri? Sono in salute? Fisicamente, organicamente, come stanno? Sono nutriti? Sani, puliti, asciutti, scaldati, hanno raffreddori, patologie, allergie o stanno bene?
Sono debilitati, sani, convalescenti? Innanzitutto, sono accettati? tutti? li accolgo e li riconosco? li benedico? li ringrazio? Stanno raccontando di me a me stessa.


Primo dialogo interiore, prima comunicazione, nutrizione, primo riposo in me stessa. Ora che anche i miei pensieri, tutti, possono liberamente circolare, ecco, da soli, si danno ordine, orbita, sequenzialità; precedono e seguono, se ne vanno, tutto va bene.


Sì perché l’ordine, finalmente definitivo e costruttivo, avviene solo quando io decido di lasciar essere ogni cosa che mi attraversa. Quando l’ho accettato, ecco, il pensiero prima rimosso, egli, naturalmente, si confronta, si allinea, si colloca e se ne va. In me c’è una autenticità, una sincerità naturale, che funziona immediatamente e, da sola, discerne, pulisce, mette ordine tra i miei pensieri. L’amore per me stessa funziona, allinea e ordina il pensiero.

Superare la separazione, bisogna lasciar esser qualsiasi pensiero si ha, è la storia della zizzania e del loglio, o della draghessa Minni . È tutto illusione, un teatrino che tutti insieme abbiamo creato. Solo che l’intento era il gioco.


Bisogna lasciar essere tutto, poi le cose si selezionano da sole. Si dissolvono o stanno e prendono una nuova connotazione ed identità.







il corpo di luce e l'eros




I sentimenti sono stati accartocciati, criptati e così, chiusi su se stessi, sono arrivati all’uomo.
I sentimenti esistevano, come dimensione di espansione dell’Eros creatore, prima dell’uomo e degli animali. Ecco perché la visione e l’immersione nel mondo vegetale ci prende, ci avvince, tocca i nostri sentimenti.


È una faccenda di minerali.
Il regno minerale, gli elementi elementari: idrogeno, elio, ossigeno, carbonio, ferro, ecc… sono vibrazioni, sentimenti fatti materia. Ecco perché possiamo dire che la stella “sente”. Onde elettromagnetiche ed elettrodeboli condensate, arrotolate su se stesse in vortici e spirali di energia.


La vibrazione dell’Essere creatore in una delle sue primarie espressioni di sé. Non primaria in una successione storico-lineare degli eventi ma prima, in un susseguirsi sempre presente e rinnovantesi, di eventi di creazione.


Come dire che quando l’Essere si vive come emozione, ecco, si manifesta come vibrazione, poi minerale, vegetale e continua, fino a trovare il massimo dell’espressione nell’uomo, nell’emozione e sentimento che è condotta dal minerale e vegetale nel sangue e nelle vene, nella carne.
L’Essere arriva alla comprensione di se stesso, del suo percorso cosmico nell’uomo che gli rende, gli ritorna nell’essere cosciente, il senso di sé, la Potenza creatrice che siamo.
Essere Amore, generando esseri.


Cos’è l’emozione e il sentimento nell’Essere? In ciò che chiamiamo Dio? Nel Tutto che ci comprende e trascende, mentre in esso pienamente siamo?
C’è l’emozione in qualche cosa altro, oltre l’essere emozione nella creazione? O qui è la possibilità di sperimentare l’emozione perché qui sono le condizioni perché essa sia?
Non si sa. In questa realtà si sperimenta e si conosce l’emozione. Per questo ci diamo in continuazione vita e vita negli esseri, per questo noi emergiamo in questa consapevolezza buia che è la Terra e la materia, per questo torniamo.


Questo è il qui e ora cui restare fedeli. Qui è la luce. Anche l’ombra, il buio, è un modo di essere della luce. Ovvero, certe dimensioni del reale sono percepibili con altre lunghezze d’onda.

Non siamo tenuti a restare fedeli ad un quotidiano che ci imprigiona perché qualcuno, o i più, ci chiedono il rispetto e l’adesione a schemi di comportamento e a organizzazioni delle relazioni e del mondo che sappiamo relativi, quando non involutivi. L’ordine è cosmico, non mentale.
Non è la fedeltà alle leggi, che gli altri credono necessarie e assolute, che può fermare la nostra spinta all’evoluzione e il ritorno a casa. Che non significa andare verso la stella ma aprire la dimensione stella che sta in me, l’unica vera e, da questa sorgente, muovermi gioiosamente nel mondo in cui ho scelto, per ora, di abitare.


L’ho sempre vissuta e goduta la mia natura stellare, solo un lieve, trasparente velo mi fa supporre che così non sia.


Un velo che probabilmente resterà, perché evidenzia la diversa natura delle esistenze terrestri e stellari; è ciò che chiamiamo metafora? Archetipo?


Sono tutti quei livelli di energie e vibrazioni che “sono” e le relative potenzialità che sento e uso. È così. “Sento. Ho sempre sentito e saputo. Agisco le mie potenzialità”. Sto agendo.
Inizio con affermare la realtà che voglio che sia e, siccome questa dimensione nuova che mi vuole re di me stessa e del mio universo è tale perché è Una, essa è olistica e come tale comprende ogni creatura. Qualcun altro sente, e bene. Sta agendo.
Ecco che noi Uomini rendiamo consapevoli gli esseri, tutti , ed essi colgono, con la loro capacità di comprensione che non è da meno della nostra, la loro partecipazione al Tutto.


Questo senso del creato gli esseri lo hanno in nuce, criptato nel profondo, ecco il perché del processo di evoluzione della Vita fino all’uomo.
La meta, se di traguardo si può parlare in un Tutto che è oltre il prima e dopo, il passato e il futuro, è giungere, attraverso le manifestazioni sempre più complesse degli esseri, alla pienezza e alla percezione di sé, di ciò che il Sé Creatore è, ovvero Noi dal nostro essere il Tutto, siamo.
A che serve parlare dei processi di creazione? A che serve questo speculare sulle modalità di creazione?


Semplicemente a dire, sviscerare, mettere in luce ciò che accade dentro di noi, perché in noi avvengono le creazioni. Ad un certo punto lasceremo anche le parole. Siamo vivi, stiamo agendo.
Le forme minerali sono energia-luce che si sono date nei minerali una prima forma, identità e consistenza, viaggiano nell’universo attraversano le forme di creazione più complesse fino ai nostri corpi.


Stanno nel corpo di luce che ci attraversa e ci permea, sul quale siamo fondati e stabilizzati, come se noi fossimo fluidamente incapsulati dentro ad un cilindro energetico che ci sostiene.
Ancora, i minerali come energia-luce, stanno sempre a disposizione nell’aura, l’insieme dei corpi sottili che circonda il nostro corpo visibile.


Una serie di piattaforme pregne di consapevolezza, che ruotano continuamente su tutti i piani e che tengono costantemente ricoperto, custodito e in connessione con il cosmo il nostro corpo. Ecco perché il corpo sa.
In questi piani, che attraversano come fasci energetici il corpo, balzano, danzano i semi dei sentimenti, in spirali e vortici di sostanze minerali criptate.


Quando una situazione, una persona, un pensiero sollecita la nostra percezione, non solo i cinque sensi ma tutta la più vasta rete del “sentire” che comprende i campi dei corpi quali il sangue, la linfa, il sistema nervoso e ghiandolare, i corpi sottili, vengono attivati. Si riempie lo spazio tra il punto sollecitato e la psiche con queste energie dei corpi sottili perché le attiriamo.
Creiamo un campo. È il sogno. Sempre sogniamo il nostro sogno.
Ecco perché la traccia da seguire sono le emozioni e i sentimenti.


Il momento del passaggio, quando ci ri-innestiamo pienamente in ciò che siamo, è il momento in cui passiamo dal senso al sentire. Quando di noi percepiamo non più il significato ma il flusso di forza che viene con l’emozione.
Emozioni e sentimenti nel loro essere vibrazione, colore, suono e materia elementare nei minerali, conducono quelle condizioni che permettono alla nostra anima il passaggio. Essi creano il canale, il varco per attraversare lo scarto di distinzione tra due realtà.
È la possibilità che abbiamo per traghettare da un mondo ad un altro.
Il vascello: le emozioni e i sentimenti, che placidamente o tumultuosamente, ci traghettano nel rinnovo di energie.


Anche i pensieri, tutto il nostro pensare fa parte del vascello e partecipa al passaggio, sono le nostre Pleiadi interiori.

E l’eros?
L’eros è il timbro di emozioni e sentimenti, ne è la cifra e la traccia.
Esso si manifesta in mille modalità, come ha sempre fatto, solo ora sta cercando più spazio, più accoglienza da parte nostra per poter scorrere. Ovvero, lo spazio l’ha sempre avuto.
Tutti quei rivoli di eros che abbiamo giudicato, resistito, escluso dalla nostra esistenza. Lui s’è dato altre strade e ci ha tenuto in vita, c’ha alimentato. Se per un attimo osserviamo tutti gli ambiti dell’eros, solo osserviamo, senza interpretare né giudicare, vediamo una grande ed estesa rete di energie sottili emergere e con esse ecco i punti di connessione, i centri energetici.


Per essere canali verso la nuova realtà tutto va vissuto pienamente, i rivoli dell’eros devono poter attraversare tutto il nostro essere, corpo e psiche, anima.
L’eros è l’energia che può creare la spirale di tensione che avvolge in un tutto le dimensioni del nostro essere. È energia che aggancia il Sole pulsante al centro della Terra e il suo riflesso nel cielo e la stella più lontana del cosmo. L’eros, che attraversa il corpo, attiva il cono di luce che punta diritto alla stella che siamo dentro e, fuori di noi, punta al centro del nostro essere di carne e al centro della Terra.


Il centro della Terra è cristallo, intelligenza emotiva Una con l’intelligenza cosmica.
Nell’eros siamo immessi in questa rete morfogenetica che fa Uno l’universo.
L’essere coscienti scorre, come fluiscono l’energia, la luce, la linfa, e i nostri giorni.




Terra



Le forze a raccolta.

La caduta libera e piena vorticando su me stessa per diventare ventre che seduce e accoglie, pensiero che parla, che sussurra, che accarezza, nutre, genera, alimenta.



La Terra, controcanto del Cielo.
Femminile e maschile di terra, di carne. L’apoteosi della forza creante.



Diventare carne.
La perfezione dell’Amore.
Intelligenza e cuore fusi.



TERRA, pensare, dire, volere, fare atti che toccano me stessa e l’altro da me.
Terra, lo spazio vitale, del piacere, della gioia di vivere.



L’ultimo senso di ogni esistenza: essere Terra, essere carne.



E, dalla consistenza pregnante della carne, vivere, gustare.



Viversi il fuoco e l’amore del Cielo.



Mozart, così lo sento.





















sistema Gaiacentrico


Lo schema di fondo che la nostra mente ha assunto nel tempo (ma possiamo anche guardarlo fuori dal tempo lineare), è illusorio. Noi ancora codifichiamo la realtà e la ri-formuliamo a partire da uno schema: il sistema solare.


Dire conoscenza dal sistema planetario e galattico in cui ci crediamo immersi è dire - semplicemente - e niente di più - uno schema mentale. Ci sentiamo a casa in un sistema che non esiste (oh, l’origine del nostro sentirci spiazzati, destabilizzati, nel bisogno! da cui le nostre ansie e angosce!). Ci siamo messi in una scatola. Fuori, là, non c’è niente. Quello che crediamo siano astri, pianeti, ecc… altro non sono che parti di noi che vediamo proiettati su uno schermo. Siccome lo schermo è plasma sembrano corpi veri.


La scatola è il cosmo così come noi l’abbiamo voluto pensare. La scatola nella scatola è il sistema planetario. Prima l’abbiamo pensato tolemaico e la Terra era al centro. Culture e società matriarcali. Femminile al centro. Maschile che le ruota attorno.

Gli altri pianeti sono “parti di noi”, “aspetti caratterizzanti” l’ominide che sta sulla Terra. Così come sono parti della Terra. Quelle lassù ne sono le proiezioni. Così come sono “parti strutturanti il sistema con cui costruiamo il pensiero”.


Per chi sta negli altri pianeti noi siamo “parti caratterizzanti” di loro. Il loro sole? Può essere questo ma anche un altro.
Il sole qui è un mitocondrio. È una batteria. La riserva di energia che serve alla Terra. Il vero Sole è dentro la Terra. Così come in ogni uomo e donna il vero è dentro. Nel cuore. Niente dipendenze, simbiosi, aspettative, ecc. Il sole fuori è la risonanza del Sole dentro, il controcanto, la risposta.


Il Sole dentro è il solo vero compagno della Terra perché sintonizzato, uno con essa.


Nella visione gaiacentrica, la società umana funzionava: priorità alla vita, all’uomo e alle sue istanze. La vita sulla Terra era vivibile. Molto c’era ancora da evolvere, ma si guardava dentro, non fuori. Si era consapevoli che la vita viene da dentro . Così come la Luce viene dal centro della Terra ed emerge, neutrini e neutrini, particelle, bosoni, fotoni che trapassano gli strati della Terra escono e fanno luce attorno.


Poi il sistema copernicano: eliocentrico. Sole al centro, la Terra e i pianeti che gli ruotano attorno. Dipendenza, assoggettazione. Essere spostati in altro da sé, che è illusorio. E crea il bisogno.
Terra è Gaia. Ciascuno di noi maschio o femmina è Gaia. Maschile e femminile autonomo, e viaggia. Ha tutto ciò che gli serve per creare la realtà e godersela. Il Sole fuori contiene gli aspetti del maschile necessari a sostenere la vita ma che sono “funzioni” non parti dell’identità.
Un attimo di buio e vuoto quando spegni il sole fuori. Finché vedi la luce emergere filtrare da dentro e illuminare attorno a te.


Il mondo del pensiero si rivoluziona e ri-formula. Così la nostra esistenza.


Andiamo poi al fatto della Terra cava: ho letto qualcosa sulla possibile esistenza di un mondo sotterraneo abitato. A me sembra tanto la descrizione di un cammino interiore, mentre può benissimo essere anche un fatto reale, esteriore.


Se lo consideriamo cammino dentro di noi - che siamo Gaia - entriamo in questi luoghi di noi. E i giganti di tre metri potrebbero essere uomini che hanno ben attivi tutti i corpi di luce. L’astrale come il fisico. In fondo si tratta solo di capacità di vedere ciò che già si è. Si tratta di essere coscienti di avere attivi altri occhi, altri spettri di raggi - non solo quello elettromagnetico - che ci permettono di vedere altre dimensioni che siamo.


Questo uno stralcio di quanto ho letto:


Molti aborigeni si salvarono dai massacri della conquista perché sparirono. I conquistatori trovarono grandi città vuote, recentemente abbandonate. Se li divorò la terra?
Gli ultimi macuxíes del nord dell’Amazzonia raccontano che entravano per una caverna fino all'anno 1907 e camminavano dai tredici ai quindici giorni, fino ad arrivare all'interno. Lì, "dall'altro lato del mondo", vivono gli "uomini grandi", che misurano tra 3 e 3,5 metri. Sono molto buoni ma bisogna rispettarne le indicazioni. La consegna dei macuxíes del posto era custodire l'entrata della caverna, ostacolando l'accesso ad ogni altro essere che non fosse autorizzato dalla tribù. Quando il gran vento, che percorreva l'enorme tunnel incominciava a soffiare verso fuori, (aveva ritmi di cinque giorni verso fuori ed altrettanto verso dentro, potevano cominciare a discendere le scale, di 82 cm. di altezza ogni scalino, e le scale finivano al terzo giorno). Lì lasciavano anche i breos (torce fatte con pali assorbiti in catrame di affioramenti petroliferi vicini), e continuavano illuminati da luci che semplicemente stavano collocate lì, grandi come un'anguria e chiare come una lampada elettrica.
Ogni volta camminavano più rapidamente, dato che continuavano a portare meno peso e continuavano a perdere peso. Attraversavano cinque posti, molto bene delimitati, in mezzo ad alcune cavità enormi il cui soffitto non era visibile. Lì avevano - in una delle sale - quattro luci come soli, impossibile guardarli, ma che sicuramente non erano tanto alte come il sole. In quel settore crescevano alcuni alberi dai buoni frutti, come cajúes, noci, banane e piante più piccole. Incontrarono anche dei ruscelli di mercurio che i macuxíes conobbero nel presente secolo per il suo uso per amalgamare la polvere di oro. Dopo queste cinque grandi cavità, dovevano aggrapparsi a delle pareti e con attenzione spingersi perché "volavano", cioè erano leggeri come un astronauta. Il vento che aveva cominciato a soffiare verso fuori, non era di ostacolo iniziando la discesa ma, se percorrevano alla rovescia, la violenza del mulinello poteva trascinare all'abissale tunnel. Rispettando questo ciclo, iniziando la marcia con vento a favore, scendevano tre giorni per scale; e dopo due giorni di marcia nel tunnel angusto, già senza scale, il vento girava verso dentro. Ancora con vento a favore - già nel settimo od ottavo giorno di marcia - arrivavano alla zona "dove tutto vola", cioè nel mezzo della crosta del pianeta, magneticamente parlando non è il centro geometrico della Terra, bensì qualunque punto in mezzo allo spessore della corteccia.

Quindi seguivano la strada caratterizzata per ruscelli con acque molto fredde che attraversavano la caverna, ed entravano in una specie di gran spazio vuoto, maggiore che i precedenti dove c'erano alcune cose brillanti, di forma simile ai favi di api, di circa dieci metri di diametro, ritte come un tronco di albero, ad un'altezza imprecisabile per la memoria degli ultimi macuxíes che vivono ricordando quello, ancora con un certa paura delle rappresaglie "degli uomini grandi".
I viaggiatori continuavano a recuperare il peso, ma non arrivavano a recuperarlo totalmente, perché sbucavano nella terra dell'altro "lato", dove tutto è un po' più leggero, il sole è rosso ed è sempre giorno, senza notte e luna. Lì rimanevano alcuni giorni, godendo di alcune spiagge vicine, diventando più giovani. Il tutto ricorda Apollo che andava all'Olimpo per ringiovanire (dentro di noi c’è un sistema con cui possiamo ringiovanire?). "I giganti" davano loro alcuni pesci molto buoni e grandi, la cui carne non si decomponeva fino a due o tre mesi. Con quel prezioso carico, mele più grandi di una testa e uva dal volume di un pugno, oltre a molta energia corporale, giravano accompagnati da alcuni giganti che li aiutavano con l'enorme peso. Il viaggio di ritorno incominciava con vento a favore, per tornare ad averlo anche nell'ultima tappa, salendo i tre ultimi giorni per le scale (gli ultimi resti esistono ancora). La credenza - o conoscenza - dei macuxíes, è che se rispettano i modelli dati dai giganti, dopo di morire qui fuori, nasceranno tra essi, là dentro. Raccontano che alcuni macuxíes non morivano, ma si trasformavano, (trasfiguravano?) in "quasi-giganti" e rimanevano nell'interno.



Ogni volta che mi connetto con questa visione inter-extra di Gaia, sento che mi amplifico e mi fortifico. Si tratta di provare. Alla fine si tratta di una ri-formulazione del pensiero, e da questo tentare un agire nuovo. Anche migliorare la visione, in alcuni aspetti la voglio più estesa.

Dopo di che si può rivedere cosa sono i pianeti dentro di noi e la loro funzione. Per toglierci dagli schemi bisogna considerare le cose nella loro - funzione - non nel loro significato. Il significato è mente. La funzione è ciò che una cosa è e fa come dinamica all’interno di un sistema. La funzione apre alla visione collettiva della realtà. Oltre l’ego.


Ancora spesso mi sembra che anche chi ricerca si pone sui significati, per quanto edificanti. Tipo: “Amore, Amore, gratuità, dono, amore incondizionato, io, non io, ecc…” è ancora tutto un quadro romantico verso le cose e verso se stessi.


Ma il sistema Gaia, va per funzioni, non per significati. Se ci sentiamo parte di un sistema l’io salta da solo e così tanti schemi che siano materialisti o spiritualisti.





la rivincita - a spinning black hole’s sworm



La prima parola è la mia, e l’ultima da cui adesso si riparte, pure. Accordato.






Perché?
Perché avevo detto che avrei aspettato che anche l’ultimo scriteriato della Terra passasse il ponte prima di attraversarlo io.






Tanto io ero già al di là, che è il qua in cui da sempre vivo.






“Rivincita” su una sindrome da sabbie mobili e velenose. Le mie.
“Rivincita” la forza in me.
La mia capacità di osservare e ascoltare ogni emozione e ogni pensiero, fino in fondo.
Senza più cascarci dentro. Se non voglio.






Rivincita spietata su tutte le necessità. Le illusioni. E così posso lasciarti libero, io sono viva.
La rivincita non è qualcosa che io ho perseguito. È arrivata da sola.
Ora dopo tutto quello che ho scritto, niente si staglia davanti ai miei occhi per essere scrutato, penetrato e scritto.






“Tutto ciò che accade tu lo scrivi”.
Michael Ende fa dire a Fantàsia: “Tutto ciò che io scrivo, accade”.






Questo serve. Quando è allineato a Gaia, il gioco della Parola viene da solo, ovvero quando sale da Gaia, libera e femmina, una nell’Uno, è avvincente e sacro. Gaia sa essere seducente quando i flussi delle sue acque sgorgano dalla terra e scorrono irriverenti e impetuosi. Nasce l’avventura. Lui, lei si incontrano, basta un battito d’ali e le anime si trovano all’incrocio giusto, nel momento giusto, nei loro cammini.









Parola e vita oggi sono UNO.






L’avevo avvertito l’altro giorno mentre aggiungevo le indicazioni sulle parti strutturanti il pensiero: semiotica semantica sintattica . Avevo sentito qualcosa di forte che mi ha spostato. Sì, definitivamente “postato”, centrato. Dove? Ora lo sento. È un fatto.
Mi è chiaro solo che le parole che sto dicendo sono un “fare”.
Intanto la centratura mi presenta un’altra immagine. Uno spinning black hole’s sworm. Uno sciame di buchi neri ruotanti.
Forse abbiamo in noi, o meglio siamo, nel nostro essere “l’osservatore che crea la realtà” sciami di spinning black hole. Io da qualche giorno vedo questa struttura di me, così come vedo l’energia in movimento.

Uno sciame di occhietti che spaziano nel Tutto dove sta l’energia libera, fatta di stringhe, particelle, fotoni e bosoni, corpuscoli coscienti di energia che possono diventare materia. Si tratta di fissare su essi lo spinning. E con questo sciame di occhietti che puntano su una realtà - che il cuore e il pensiero hanno scelto - strutturo il mondo fuori di me.

Si tratta di allineare: cuore mente e corpo e da questo allineamento si è uno spinning black hole’s sworm.

Si tratta di uscire dall'orizzonte degli eventi, ovvero spingerci oltre la stretta del buco nero. Se stai nell'orizzonte del buco nero, fermi qua dentro la materia. Se vai oltre l'orizzonte degli eventi (penso sia andare oltre ciò che si vede all'esterno e stare dove il cuore vede) vai a creare realtà nuova, non più quella che ti viene dal guardare fuori così come sembra che le cose si presentino, ma come tu le pensi e le vuoi. Il buco nero è la via d’uscita, è il tunnel spazio-temporale verso una creazione nuova.






Ogni attimo abbiamo l’opportunità di entrare in un tunnel spazio-temporale. Questo si verifica ogni volta che ci troviamo davanti ad una situazione che chiede la decisione massima su noi stessi e sull’evento che stiamo vivendo.

Ancora una cosa sullo spinning black hole: detto in termini possibili, ovvero dentro ad un sistema di parole in cui possiamo capirci mentre stiamo parlando di cose che si definiscono in ben altro modo che forse ancora non abbiamo tirato fuori mentre già lo viviamo - questa cosa che è il buco nero, - in noi è una modalità, una dinamica dell’osservare ma, esso, nella sua parete interna è strutturato come un insieme di cellule che hanno delle definizioni, delle caratteristiche, quelle che noi gli diamo, dal punto di coscienza di noi stessi e delle cose, in cui siamo. Ossia, l’osservare è osservare con dei criteri, per quanto ampi e di vasti orizzonti.






Questo - vari e vasti - si connota come una rete che assomiglia ad una rete di cellule (se così si può dire) che formano la parete interna del buco nero.






Sono i criteri che io/tu/noi diamo all’osservare. Da cui deriva che creo/attraggo la realtà in base a questi criteri. Come fosse uno dei primi passaggi di concretizzazione della mia coscienza.

Se la realtà esterna è illusione...

in fondo basta stare dove cuore mente e corpo sono UNO.
































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