Lo schema di fondo che la nostra mente ha assunto nel tempo (ma possiamo anche guardarlo fuori dal tempo lineare), è illusorio. Noi ancora codifichiamo la realtà e la ri-formuliamo a partire da uno schema: il sistema solare.
Dire conoscenza dal sistema planetario e galattico in cui ci crediamo immersi è dire - semplicemente - e niente di più - uno schema mentale. Ci sentiamo a casa in un sistema che non esiste (oh, l’origine del nostro sentirci spiazzati, destabilizzati, nel bisogno! da cui le nostre ansie e angosce!). Ci siamo messi in una scatola. Fuori, là, non c’è niente. Quello che crediamo siano astri, pianeti, ecc… altro non sono che parti di noi che vediamo proiettati su uno schermo. Siccome lo schermo è plasma sembrano corpi veri.
La scatola è il cosmo così come noi l’abbiamo voluto pensare. La scatola nella scatola è il sistema planetario. Prima l’abbiamo pensato tolemaico e la Terra era al centro. Culture e società matriarcali. Femminile al centro. Maschile che le ruota attorno.
Gli altri pianeti sono “parti di noi”, “aspetti caratterizzanti” l’ominide che sta sulla Terra. Così come sono parti della Terra. Quelle lassù ne sono le proiezioni. Così come sono “parti strutturanti il sistema con cui costruiamo il pensiero”.
Per chi sta negli altri pianeti noi siamo “parti caratterizzanti” di loro. Il loro sole? Può essere questo ma anche un altro.
Il sole qui è un mitocondrio. È una batteria. La riserva di energia che serve alla Terra. Il vero Sole è dentro la Terra. Così come in ogni uomo e donna il vero è dentro. Nel cuore. Niente dipendenze, simbiosi, aspettative, ecc. Il sole fuori è la risonanza del Sole dentro, il controcanto, la risposta.
Il Sole dentro è il solo vero compagno della Terra perché sintonizzato, uno con essa.
Nella visione gaiacentrica, la società umana funzionava: priorità alla vita, all’uomo e alle sue istanze. La vita sulla Terra era vivibile. Molto c’era ancora da evolvere, ma si guardava dentro, non fuori. Si era consapevoli che la vita viene da dentro . Così come la Luce viene dal centro della Terra ed emerge, neutrini e neutrini, particelle, bosoni, fotoni che trapassano gli strati della Terra escono e fanno luce attorno.
Poi il sistema copernicano: eliocentrico. Sole al centro, la Terra e i pianeti che gli ruotano attorno. Dipendenza, assoggettazione. Essere spostati in altro da sé, che è illusorio. E crea il bisogno.
Terra è Gaia. Ciascuno di noi maschio o femmina è Gaia. Maschile e femminile autonomo, e viaggia. Ha tutto ciò che gli serve per creare la realtà e godersela. Il Sole fuori contiene gli aspetti del maschile necessari a sostenere la vita ma che sono “funzioni” non parti dell’identità.
Un attimo di buio e vuoto quando spegni il sole fuori. Finché vedi la luce emergere filtrare da dentro e illuminare attorno a te.
Il mondo del pensiero si rivoluziona e ri-formula. Così la nostra esistenza.
Andiamo poi al fatto della Terra cava: ho letto qualcosa sulla possibile esistenza di un mondo sotterraneo abitato. A me sembra tanto la descrizione di un cammino interiore, mentre può benissimo essere anche un fatto reale, esteriore.
Se lo consideriamo cammino dentro di noi - che siamo Gaia - entriamo in questi luoghi di noi. E i giganti di tre metri potrebbero essere uomini che hanno ben attivi tutti i corpi di luce. L’astrale come il fisico. In fondo si tratta solo di capacità di vedere ciò che già si è. Si tratta di essere coscienti di avere attivi altri occhi, altri spettri di raggi - non solo quello elettromagnetico - che ci permettono di vedere altre dimensioni che siamo.
Questo uno stralcio di quanto ho letto:
Molti aborigeni si salvarono dai massacri della conquista perché sparirono. I conquistatori trovarono grandi città vuote, recentemente abbandonate. Se li divorò la terra?
Gli ultimi macuxíes del nord dell’Amazzonia raccontano che entravano per una caverna fino all'anno 1907 e camminavano dai tredici ai quindici giorni, fino ad arrivare all'interno. Lì, "dall'altro lato del mondo", vivono gli "uomini grandi", che misurano tra 3 e 3,5 metri. Sono molto buoni ma bisogna rispettarne le indicazioni. La consegna dei macuxíes del posto era custodire l'entrata della caverna, ostacolando l'accesso ad ogni altro essere che non fosse autorizzato dalla tribù. Quando il gran vento, che percorreva l'enorme tunnel incominciava a soffiare verso fuori, (aveva ritmi di cinque giorni verso fuori ed altrettanto verso dentro, potevano cominciare a discendere le scale, di 82 cm. di altezza ogni scalino, e le scale finivano al terzo giorno). Lì lasciavano anche i breos (torce fatte con pali assorbiti in catrame di affioramenti petroliferi vicini), e continuavano illuminati da luci che semplicemente stavano collocate lì, grandi come un'anguria e chiare come una lampada elettrica.
Ogni volta camminavano più rapidamente, dato che continuavano a portare meno peso e continuavano a perdere peso. Attraversavano cinque posti, molto bene delimitati, in mezzo ad alcune cavità enormi il cui soffitto non era visibile. Lì avevano - in una delle sale - quattro luci come soli, impossibile guardarli, ma che sicuramente non erano tanto alte come il sole. In quel settore crescevano alcuni alberi dai buoni frutti, come cajúes, noci, banane e piante più piccole. Incontrarono anche dei ruscelli di mercurio che i macuxíes conobbero nel presente secolo per il suo uso per amalgamare la polvere di oro. Dopo queste cinque grandi cavità, dovevano aggrapparsi a delle pareti e con attenzione spingersi perché "volavano", cioè erano leggeri come un astronauta. Il vento che aveva cominciato a soffiare verso fuori, non era di ostacolo iniziando la discesa ma, se percorrevano alla rovescia, la violenza del mulinello poteva trascinare all'abissale tunnel. Rispettando questo ciclo, iniziando la marcia con vento a favore, scendevano tre giorni per scale; e dopo due giorni di marcia nel tunnel angusto, già senza scale, il vento girava verso dentro. Ancora con vento a favore - già nel settimo od ottavo giorno di marcia - arrivavano alla zona "dove tutto vola", cioè nel mezzo della crosta del pianeta, magneticamente parlando non è il centro geometrico della Terra, bensì qualunque punto in mezzo allo spessore della corteccia.
…
Quindi seguivano la strada caratterizzata per ruscelli con acque molto fredde che attraversavano la caverna, ed entravano in una specie di gran spazio vuoto, maggiore che i precedenti dove c'erano alcune cose brillanti, di forma simile ai favi di api, di circa dieci metri di diametro, ritte come un tronco di albero, ad un'altezza imprecisabile per la memoria degli ultimi macuxíes che vivono ricordando quello, ancora con un certa paura delle rappresaglie "degli uomini grandi".
I viaggiatori continuavano a recuperare il peso, ma non arrivavano a recuperarlo totalmente, perché sbucavano nella terra dell'altro "lato", dove tutto è un po' più leggero, il sole è rosso ed è sempre giorno, senza notte e luna. Lì rimanevano alcuni giorni, godendo di alcune spiagge vicine, diventando più giovani. Il tutto ricorda Apollo che andava all'Olimpo per ringiovanire (dentro di noi c’è un sistema con cui possiamo ringiovanire?). "I giganti" davano loro alcuni pesci molto buoni e grandi, la cui carne non si decomponeva fino a due o tre mesi. Con quel prezioso carico, mele più grandi di una testa e uva dal volume di un pugno, oltre a molta energia corporale, giravano accompagnati da alcuni giganti che li aiutavano con l'enorme peso. Il viaggio di ritorno incominciava con vento a favore, per tornare ad averlo anche nell'ultima tappa, salendo i tre ultimi giorni per le scale (gli ultimi resti esistono ancora). La credenza - o conoscenza - dei macuxíes, è che se rispettano i modelli dati dai giganti, dopo di morire qui fuori, nasceranno tra essi, là dentro. Raccontano che alcuni macuxíes non morivano, ma si trasformavano, (trasfiguravano?) in "quasi-giganti" e rimanevano nell'interno.
Ogni volta che mi connetto con questa visione inter-extra di Gaia, sento che mi amplifico e mi fortifico. Si tratta di provare. Alla fine si tratta di una ri-formulazione del pensiero, e da questo tentare un agire nuovo. Anche migliorare la visione, in alcuni aspetti la voglio più estesa.
Dopo di che si può rivedere cosa sono i pianeti dentro di noi e la loro funzione. Per toglierci dagli schemi bisogna considerare le cose nella loro - funzione - non nel loro significato. Il significato è mente. La funzione è ciò che una cosa è e fa come dinamica all’interno di un sistema. La funzione apre alla visione collettiva della realtà. Oltre l’ego.
Ancora spesso mi sembra che anche chi ricerca si pone sui significati, per quanto edificanti. Tipo: “Amore, Amore, gratuità, dono, amore incondizionato, io, non io, ecc…” è ancora tutto un quadro romantico verso le cose e verso se stessi.
Ma il sistema Gaia, va per funzioni, non per significati. Se ci sentiamo parte di un sistema l’io salta da solo e così tanti schemi che siano materialisti o spiritualisti.
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