sabato 23 maggio 2009

Dio e oltre



Dio è una parte di me e precisamente il mio meraviglioso potentissimo potere di amare, di creare, di agire. Io sono più e oltre Dio, il Dio che ho sempre considerato tale, il Dio che corrisponde a tutte le capacità e potenzialità dell’uomo, nel suo essere Uno col Tutto.

Dio è lo Strumento di ascolto e di visione, comprensione, accoglienza e azione di qualsiasi realtà.
Dio è tutto ciò che è; io, sono oltre Dio perché sono ciò che può far essere ciò che vuole essere.
Dio, grande desiderio, fonte inesauribile di risposte, sono io.


Oh, ma non vi illudete, non sono io… Io.

Non vi soffermate a pensare che sono presuntuosa, superba, idolatra di me stessa, no, no. Anzi, vi dico, perché non provate? ad essere presuntuosi, idolatri di voi stessi? Provate. Provate, a lungo, soffermatevi su questo pensarvi e sentirvi Dio, Signore e creatore del Tutto.
L’avete sempre desiderato, sapete? Solo l’avete rimosso perché, perché vi hanno sempre insegnato che non si fa, non si può, è inopportuno, eretico, scandaloso, sentirsi, pensarsi, farsi e dirsi Dio.


E così la vostra autostima, stima, il riconoscimento, l’apprezzamento, il ringraziamento per ciò che siete e l’amore per voi stessi vi hanno lasciato, si sono trasferiti fuori di voi in un idolo.
Oh, ricondurre in noi ciò che da sempre siamo: Dio, e più, più di Dio perché noi abbiamo creato Dio e gli dei! Ecco ora abbiamo raggiunto e preso Dio nella consapevolezza di noi stessi, ora andiamo oltre, non so se Dio verrà oltre con me, con noi, là dove ci stiamo dirigendo ad essere creatori di noi stessi e di nuovi universi.
O forse non ci servirà più portarci dietro Dio, nelle nuove creazioni?


È uno strumento, categoria mentale che abbiamo integrato e non ci serve più nominarla e contattarla da fuori di noi, noi, siamo Dio. E più, oltre, oltre.
Una cosa però ci serve e forse, in questo, possiamo riconoscere il valore del tentativo fatto da tutte le religioni e tutti gli esperti, gli addetti alle religioni: ci serve il “senso di realtà”.
Per quanto grande e nuova possa essere una realtà, per quanto vasta, estesa, aperta, è pur sempre una creazione e il senso di realtà mi serve per poter dire che non è assoluta, perché io voglio poter andare sempre oltre.


Ecco che, mentre sono arrivata alla consapevolezza di essere il creatore del mio universo, questo universo che ho creato non è l’ultimo e, mentre è importante che io m’inabissi nella mia creazione per farla esistere, voglio anche poter esserne sempre fuori per andare oltre, salvaguardare sempre la mia libertà creatrice.


Come l’abbiamo chiamata fino ad oggi? Umiltà? Timore di Dio? Senso del limite? Ecco, è quell’atteggiamento che mi fa dire che il massimo del mio essere cosciente, della Nostra consapevolezza come Umanità, non è mai l’ultimo, non è mai un assoluto, perché siamo sempre in viaggio.

Andiamo.


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