sabato 23 maggio 2009

la rivincita - a spinning black hole’s sworm



La prima parola è la mia, e l’ultima da cui adesso si riparte, pure. Accordato.






Perché?
Perché avevo detto che avrei aspettato che anche l’ultimo scriteriato della Terra passasse il ponte prima di attraversarlo io.






Tanto io ero già al di là, che è il qua in cui da sempre vivo.






“Rivincita” su una sindrome da sabbie mobili e velenose. Le mie.
“Rivincita” la forza in me.
La mia capacità di osservare e ascoltare ogni emozione e ogni pensiero, fino in fondo.
Senza più cascarci dentro. Se non voglio.






Rivincita spietata su tutte le necessità. Le illusioni. E così posso lasciarti libero, io sono viva.
La rivincita non è qualcosa che io ho perseguito. È arrivata da sola.
Ora dopo tutto quello che ho scritto, niente si staglia davanti ai miei occhi per essere scrutato, penetrato e scritto.






“Tutto ciò che accade tu lo scrivi”.
Michael Ende fa dire a Fantàsia: “Tutto ciò che io scrivo, accade”.






Questo serve. Quando è allineato a Gaia, il gioco della Parola viene da solo, ovvero quando sale da Gaia, libera e femmina, una nell’Uno, è avvincente e sacro. Gaia sa essere seducente quando i flussi delle sue acque sgorgano dalla terra e scorrono irriverenti e impetuosi. Nasce l’avventura. Lui, lei si incontrano, basta un battito d’ali e le anime si trovano all’incrocio giusto, nel momento giusto, nei loro cammini.









Parola e vita oggi sono UNO.






L’avevo avvertito l’altro giorno mentre aggiungevo le indicazioni sulle parti strutturanti il pensiero: semiotica semantica sintattica . Avevo sentito qualcosa di forte che mi ha spostato. Sì, definitivamente “postato”, centrato. Dove? Ora lo sento. È un fatto.
Mi è chiaro solo che le parole che sto dicendo sono un “fare”.
Intanto la centratura mi presenta un’altra immagine. Uno spinning black hole’s sworm. Uno sciame di buchi neri ruotanti.
Forse abbiamo in noi, o meglio siamo, nel nostro essere “l’osservatore che crea la realtà” sciami di spinning black hole. Io da qualche giorno vedo questa struttura di me, così come vedo l’energia in movimento.

Uno sciame di occhietti che spaziano nel Tutto dove sta l’energia libera, fatta di stringhe, particelle, fotoni e bosoni, corpuscoli coscienti di energia che possono diventare materia. Si tratta di fissare su essi lo spinning. E con questo sciame di occhietti che puntano su una realtà - che il cuore e il pensiero hanno scelto - strutturo il mondo fuori di me.

Si tratta di allineare: cuore mente e corpo e da questo allineamento si è uno spinning black hole’s sworm.

Si tratta di uscire dall'orizzonte degli eventi, ovvero spingerci oltre la stretta del buco nero. Se stai nell'orizzonte del buco nero, fermi qua dentro la materia. Se vai oltre l'orizzonte degli eventi (penso sia andare oltre ciò che si vede all'esterno e stare dove il cuore vede) vai a creare realtà nuova, non più quella che ti viene dal guardare fuori così come sembra che le cose si presentino, ma come tu le pensi e le vuoi. Il buco nero è la via d’uscita, è il tunnel spazio-temporale verso una creazione nuova.






Ogni attimo abbiamo l’opportunità di entrare in un tunnel spazio-temporale. Questo si verifica ogni volta che ci troviamo davanti ad una situazione che chiede la decisione massima su noi stessi e sull’evento che stiamo vivendo.

Ancora una cosa sullo spinning black hole: detto in termini possibili, ovvero dentro ad un sistema di parole in cui possiamo capirci mentre stiamo parlando di cose che si definiscono in ben altro modo che forse ancora non abbiamo tirato fuori mentre già lo viviamo - questa cosa che è il buco nero, - in noi è una modalità, una dinamica dell’osservare ma, esso, nella sua parete interna è strutturato come un insieme di cellule che hanno delle definizioni, delle caratteristiche, quelle che noi gli diamo, dal punto di coscienza di noi stessi e delle cose, in cui siamo. Ossia, l’osservare è osservare con dei criteri, per quanto ampi e di vasti orizzonti.






Questo - vari e vasti - si connota come una rete che assomiglia ad una rete di cellule (se così si può dire) che formano la parete interna del buco nero.






Sono i criteri che io/tu/noi diamo all’osservare. Da cui deriva che creo/attraggo la realtà in base a questi criteri. Come fosse uno dei primi passaggi di concretizzazione della mia coscienza.

Se la realtà esterna è illusione...

in fondo basta stare dove cuore mente e corpo sono UNO.
































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