sabato 23 maggio 2009

a spasso nel nuovo mondo



Ogni luogo ha la sua “aria”
e improvvisamente il mare m’immerge in richiami e sentire, sospesi.




Sono appena a Villa San Giovanni e già questo stare dentro me mi prende. Lo sguardo vira su una nebbia, una bruma. Sotto i dirupi, poi colline e spazi aperti.
Sento che questa è una specie di "terra di mezzo" che sta in me, è lo spazio che sta tra me e tutte le cose e le persone del mondo. È un luogo sereno e libero che pian piano s'è aperto in me dato che, crescendo, sono riuscita a fare il distacco dalle persone anche da quelle che amo e ho amato.
Questo spazio è lo spazio della mia anima, grande e sempre nuovo, qui non sono sola, questo spazio mi parla e da esso emergono cose sempre nuove.
Questo è il tempo di Dio, Kairos. Ovvero il tempo dell'età dell'oro. Il presente, l'adesso. L'unico tempo vero.



La lettura della realtà si fa da fuori a dentro. Solo quando si decide che ciò che abbiamo davanti, fuori di noi, è il risultato del nostro pensiero e sentimento, cominciamo a comprendere il nostro pensiero, a vedere gli schemi. Solo da questo punto di contatto indissolubile tra pensiero e fatto, che nell’oggi viviamo come fatto-pensiero, possiamo renderci conto che siamo i creatori della nostra realtà.




Compreso questo possiamo iniziare ad evolvere la nostra realtà interagendo, non sulla realtà esterna ma nel nostro pensiero. La realtà si allinea da sola, al nostro nuovo pensare.
Noi creiamo il buio e le tenebre, la materia oscura dell’universo. Siamo noi.




Che cos’è.




È ciò che ancora non abbiamo portato alla luce, ovvero nel mondo della materia e, insieme, sono i pezzi di esperienza risucchiati e rinviati oltre il velo illusorio. Spesso coinvolge più persone. Sigillati, nel loro spazio-tempo e criptati da un codice, una password.
Cos’è il codice o password?



È l’emozione.
Mi inoltro, ogni mattino, in un vasto orizzonte di emozioni, e il quotidiano si apre a incontri, eventi che sono connessi all’oltre, a ciò che sta ed è fuori dal questo tempo-spazio, oltre questa mia vita ma comunque qui, accanto a me. In me.
Che cosa ri-contatta l’evento e lo può aprire?
Quale il centro d’ascolto, di ri-cezione?
L’emozione, questa dinamica energetica che funziona come un enzima e come l’enzima ha delle chiavi-codici che fanno da mediatori tra il mio oggi, ciò che incontro, e l’esperienza che sto vivendo in altri universi.




Osserviamo le parole e le lettere: emozione – enzima
notiamo le lettere o archetipi in comune: e – m – z – n – i.
Potremmo analizzare gli archetipi coinvolti, ma per questo rinvio a Archetipi e formazione .
Permessa, l’emozione, lasciata scorrere ed agire, funziona come l’enzima, aggancia e porta al di qua del velo l’evento che sono io, che sta nell’universo accanto, connesso con l’oggi. Mi vivo nell’evento. E mi ri-conosco.
Lo sento, mi prende, m’avvolge, mi porta, si scioglie e, ecco colgo la forza, è una col pensiero lontano che ha fissato la forza, ne ha fatto un nodo, un ganglio criptato. Ecco, colto lo schema, mentre l’energia continua a scorrere, è sciolto.




La materia oscura, l’abisso, la zona d’ombra che tanto temiamo di noi stessi, dell’umanità, della creazione è questo.
Anche ciò che definiamo “Satan” è questo , è una grandissima funzione. “Diaballein” da cui ha origine la parola “diavolo”, in greco divisione. È la funzione del separare. Ma separare, se sappiamo che tutto è UNO, non è una realtà, semplicemente una chiave.




Ma finché lo reprimiamo, lo confliggiamo, lo ostacoliamo, il Satàn, resta una forza che crediamo estranea e nemica. Altro non è che una dinamica, impariamo ad agirla.
Ecco perché l’età dell’oro è stata ed è sempre presente, è nell’oggi che abbiamo sempre vissuto. È capace di essere luce e ombra, bene e male, conosciuto e non-conosciuto, angelo e demone e, accettato di noi stessi, serenamente, ci fa espandere.
Lasciamola essere e lei diventa l’energia debole… più forte.




È possibile, basta che nel momento in cui vorremmo porci davanti all’emozione scomoda, “serpente che sale”, vorremmo bloccare.
Basta dire: “Ma in fondo, che m’importa, lasciamola andare”.




Questo è l’attimo del tempo-spazio di mezzo. Che attimo dev’essere e niente di più. Non guardiamo indietro, non soffermiamoci su ciò che eravamo.
Siamo già approdati nel nuovo universo.















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